Sei ebreo? Non sei abbastanza gay: via dal pride
Giovanni Sallusti · 27 Maggio 2026
Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del gran circo della contemporaneità, che non è più nemmeno un circo ideologico, è un circo dadaista, follemente corretto come ha detto Luca Ricolfi, un altro passo verso il basso della patologia pseudo-intellettuale woke. Il nuovo capolavoro è che gli ebrei non sono invitati al gay pride di Roma, i cittadini dell’unico Paese del Medio Oriente dove si può tenere un gay pride, l’unica democrazia liberale in cui sono tutelati i diritti individuali. Lo ha stabilito l’associazione Roma Pride, che lo organizza, con una decisione che più che ai difensori dei diritti sembra appartenere a una sede staccara di Hamas…
La cronaca è che è stato impartito il niet a Keshet Italia, l’associazione delle persone lgbt di religione ebraica, che già l’anno scorso alla sfilata venne presa di mira con insulti, sputi, cagnara antisemita. Quest’anno gli organizzatori hanno fatto un salto ulteriore, non l’hanno proprio voluta: nel giorno in cui si celebrano l’inclusione, la diversità e il diritto, voi omosessuali ebrei non sfilate! Non suona benissimo per chi conosce i rudimenti della storia del Novecento e l’abc del totalitarismo, ma a quanto pare al Roma Pride questa follia suona bene.
Qual è la colpa immonda, irredimibile che ha portato a siffatto divieto? Di “non aver preso e non intendere prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza, ma anzi di fare un non condivisibile distinguo lessicale nel documento da loro recentemente pubblicato”. Il gay pride è un politburo con delle ‘tavole della legge’ che vanno condivise e basta: bisogna fare una professione di fede preventiva, per esempio su quel che accade a Gaza, altrimenti si è fuori dall’orizzonte dell’umanità accettabile. Tra l’altro, se il distinguo lessicale è sulla parola “genocidio” a Gaza, ricordiamo che c’è stata una guerra orrenda, e c’è stato un massacro iniziato da chi è entrato nelle case degli ebrei sgozzando i bambini. Sono avvenute cose orrende come in ogni guerra, ma non c’è genocidio, anche solo per il significato vero della parola. Niente, questo tema non è sostenibile, o uno ritratta o nel gran circo della tolleranza arcobaleno non si può essere tollerati.
Continuano lorsignori: “Il Roma Pride sostiene il diritto di esistere e di resistere del popolo palestinese oppresso dalla condotta criminale e genocidiaria del governo israeliano. Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate, mentre il menu delle delegazioni del Gay Pride è un buffet dal quale evidentemente è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate” nella fattispecie quel riguarda l’unico Stato del Medio Oriente in cui si potrebbe tenere un Gay Pride. Per loro è legittimo adottare un’ottica discriminatoria sugli omosessuali ebrei: il Gay Pride contesta giustamente la suddivisione e peggio un’indifendibile scala gerarchica dell’umanità sulle preferenze sessuali. Tuttavia, sempre per lorsignori, esistono tutti gli omosessuali e un gradino più in basso gli omosessuali ebrei, perché su alcuni temi, come Gaza, non copia-incollano i dettami del politburo.
E allora, se vogliono sperimentare che cos’è la realtà e lo scontro di civiltà, potrebbero citofonare Hamas e proporre un Gay Pride nella striscia di Gaza: vedranno di persona quanto i galantuomini di Hamas sono ultra-dirittisti e ultra-inclusivisti…