Salvini spezza il conformismo sulla flotilla

· 22 Maggio 2026


Cari ascoltatori, questa sera ci prendiamo la libertà di dirlo: per fortuna Matteo Salvini ha mandato in frantumi l’irritante conformismo a proposito della flotilla. Da giorni ci vogliono convincere che esiste solo il ministro Itamar Ben-Gvir, l’inguardabile ministro israeliano che ha detto e fatto cose inguardabili e per questo rappresenta un nemico anzitutto dello Stato ebraico: se venisse buttato fuori dal governo Netanyahu stapperemmo lo champagne. Oppure c’è l’adesione acritica all’agenda, alla propaganda, all’ideologia, forse anche ai finanziatori della flotilla. Cioè la cosiddetta complessità, mito sempre rivendicato dalla sinistra, è sparito completamente: o stai con Ben-Gvir o stai con la flotilla.

Però, ragione vorrebbe che si tentasse un approccio non fanatico, anzitutto rispetto al luogocomunismo che domina in ogni discorso sui flotilleri. E infatti le dichiarazioni di Salvini sono dissonanti anche rispetto a una fetta del centrodestra, alla rincorsa da parte di esponenti del governo a orecchiare un certo conformista schiacciamento sulle ragioni della flotilla. Avviso ai naviganti: lì per voi ci sono zero voti, potete schiacciarvi quanto volete ma li prenderanno sempre gli altri.

Le dichiarazioni di Salvini saltano proprio oltre le tattiche elettorali, scomodano questioni di principio che stavano scomparendo dal dibattito: “Lo ripeto, il comportamento del ministro Ben-Gvir è stato sicuramente sbagliato”, cosa che per inciso ha detto anche Benjamin Netanyahu. “Ma se parti e vai in una zona di guerra, non vai a fare una passeggiata in montagna”. È anche ovvio, quella è una zona di guerra tra uno Stato, l’unico democratico del Medio Oriente, e una banda terrorista nazi-islamica che vuole cancellarlo. Se tu vai lì, per di più orecchiando le ragioni della banda e in contrapposizione a quello Stato, devi tenere presente che non sarà una crociera. È un semplice dato di fatto, che non giustifica nessun evidente errore del suddetto Stato.

Ancora Salvini: “La domanda è: quanto sta aiutando la causa dei bambini di Gaza andare a cercarsi (e a creare) problemi in acque e Paesi che sono in guerra?”. Questa dichiarazion, che ovunque nel dibattito sta dando tanto scandalo, corrisponde a una cosa che dissero proprio gli organizzatori della prima flotilla, i capi degli attivisti, i quali a un certo punto ammisero che il loro scopo principale non era umanitario, era forzare il blocco, rompere l’assedio: cioè era politico, addirittura in senso lato, anche militare, perché se vuoi rompere un blocco navale messo da uno Stato che si ritiene in condizioni di guerra, quell’atto è percepito da quello Stato come un atto ostile. Tant’è che sulla prima flotilla venne ritrovata una quantità risibile di aiuti umanitari, mentre venne fatta tanta propaganda anti-israeliana; e ci si chiese perché gli aiuti non potevano passare dai canali istituzionali sicuri che facevano effettivamente arrivare gli aiuti a Gaza, Chiesa cattolica in primis e Croce rossa in secundis.

Quindi Salvini descrive la realtà: “Temo che ci sia qualcuno che va a cercarsi grane per creare problemi in Italia, cui della causa palestinese interessa un fico secco”, anche perché se uno coltivasse un interesse sincero per la causa palestinese il suo primo nemico si chiamerebbe Hamas, cioè quella banda i cui capi dicono espressamente “ci serve il sangue dei bambini palestinesi”.

Insomma, tra Ben-Gvir e la flotilla c’è un mondo, il mondo della logica e anche dei princìpi, di un posizionamento non suddito delle ragioni altrui, che non rincorre il conformismo d’altri: si può essere liberi di non stare con Ben-Gvir e di non stare con le ragioni e l’agenda della flotilla, men che meno con i suoi finanziatori (che secondo fonti d’intelligence israeliana sarebbero riconducibili a Hamas). Non ci perderemo in questo doppio conformismo, altrimenti non si vedranno più le differenze.


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