Conservatore e liberale: il matrimonio che può salvare l’occidente

· 24 Maggio 2026


In questa puntata di “Alta tiratura”, Alessandro Gnocchi presenta due libri usciti in questi giorni e presentati al Salone del Libro di Torino. Esistono delle ricette che mostrino la direzione in cui dovrebbero andare le destre per risolvere la crisi del liberalismo che, se non affrontata, porta poi alle grandi tragedie? Due libri affrontano il problema sotto due punti di vista diversi ma che si intersecano. Il primo è un’analisi laica che si trova ne “Il ritorno degli dei forti” di Russell Reno, secondo cui il liberalismo è il sistema che ci ha dato il benessere e la libertà, e uno migliore non è ancora stato trovato. Reno spiega che però l’individualismo non deve valicare un certo limite morale: per questo è necessario più che mai conciliare il conservatorismo e il liberalismo. Se il primo ci indica quali sono i valori comuni e le tradizioni da tramandare, il secondo invece serve a renderci ricchi e a garantire che resteremo liberi. 

Un altro libro interessante, che invece legge la realtà occidentale sotto il profilo dell’incontro-scontro tra le fedi, è del cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo metropolita di Algeri, “L’audacia della fraternità”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. È una pubblicazione molto interessante, perché affronta il tema dei temi, il nostro rapporto con l’Islam, da un osservatorio privilegiato, visto che lui in Algeria ha conosciuto tutte le tensioni che oggi stiamo vivendo in Europa.

La prima cosa che Vesco dice è che noi dobbiamo sapere chi abbiamo davanti, non dobbiamo pensare che la soluzione sia un multiculturalismo buonista, relativista; e non dobbiamo illuderci che le modalità di conciliazione tra Stato e Chiesa – che sono state tipiche del Cristianesimo – siano possibili anche nel caso dell’Islam perché, per quest’ultimo, Stato e fede sono la stessa cosa. Inoltre esistono diversi ostacoli nel dialogo tra le religioni (il cosiddetto ecumenismo), che non è possibile negare facendo finta di essere tutti buoni e uguali e che trovare un accordo si facile.

Vesco declina il valore della fraternità al plurale e afferma che questa è la piattaforma su cui ci si può incontrare: un dialogo fondato sul pluralismo, cioè non negare l’identità altrui, è la via maestra per imparare a conoscersi senza far finta che non esistano i problemi. Vesco spiega che noi abbiamo molte appartenenze (alla famiglia, alla religione, allo Stato) ma tutte queste poi trovano conciliazione nella fraternità, e in questo c’è una radice di critica anche nei confronti dell’Occidente: un individualismo troppo marcato non produce una morale, nel caso dell’Occidente si è spinto troppo in là, coniugandosi con il relativismo. La conseguenza inevitabile di un liberalismo senza morale è la frammentazione della società, per cui non si sa più che cosa si deve difendere.

 


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