“Parlando liberaMente” con Cerno/ Attentati e partiti islamici perché abbiamo ignorato Oriana
Giovanni Sallusti · 23 Maggio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Tommaso Cerno, direttore responsabile de Il Giornale, dell’attualità politica, con particolare riferimento al “bollettino di invasione islamica” dopo i fatti di Modena e di Venezia.
“In questa dimensione del politicamente corretto siamo diventati un Paese dove la parola ‘pazzo’ si usa nello stesso tempo per definire sia il presidente degli Stati Uniti – perché ragiona con una logica che noi non comprendiamo, altrimenti capiremmo che l’Europa, preda delle ideologie, si è fermata da anni – sia per individuare un italiano di origine straniera che non ha trovato da noi il Paradiso che si aspettava e allora ha travolto in auto gente che passeggiava per strada. Questo è il simbolo di una società che non sa più come chiamare le cose e quindi è costretta a inventare e seguire una realtà alternativa”.
“L’Italia deve riprendere coraggio di dire le cose con il nome giusto, che in questo caso è terrorismo. Salim El Koudri sarà anche stato ai margini della società, esasperato, ma da dove ha attinto questa violenza? Dagli stessi luoghi in cui l’hanno attinta i suoi coetanei che in giro per l’Europa hanno fatto le stesse cose. È un atto di emulazione: non ha scelto l’auto perché ce l’aveva lì, bensì perché nella sua mente quella poteva rappresentare il terrore. Se poi i magistrati ritengono che questo non sia un attentato, facciano pure. Basta che chi è colpevole di un atto del genere vada in carcere e che non si vedano piazze che lo difendono e che danno la colpa a noi, ai ‘bianchi, fascisti, cattivi e autarchici’. Perché questo è il racconto che sta emergendo. Ed è un racconto pericoloso tanto quanto lui”.
“Il Vescovo di Modena ha parlato di una ‘Citroen Impazzita’ e di un ‘dramma della solitudine’. Per fortuna gli hanno replicato prelati di altri luoghi, soprattutto dalla Francia, dove si ha da tempo una visione differente, che tiene conto della trasformazione della cultura religiosa in Occidente, che è stata enormemente integrata, pensate a Muhammad Alì, al cestista Kareem Abdul Jabbar: 40 anni fa nessuno pensava che le conversioni musulmane potevano portare a un’opposizione culturale profonda quanto registriamo oggi. Il problema è che non abbiamo più riferimenti, nemmeno nella fede, perché ci diciamo orgogliosamente laici, di conseguenza se un vescovo dice una sciocchezza sul terrorismo non ce ne accorgiamo. Il vescovo di Modena Erio Castellucci si informi prima di pronunciare certe parole da un pulpito: sono frasi che non hanno alcun significato reale, è solo del politicamente corretto vestito da preghiera”.
“La verità è che siamo in forte ritardo: ce l’aveva già detto Oriana Fallaci, che però all’epoca – essendo una donna – interessava poco sia alla cultura islamica sia a quella occidentale. Adesso noi la stiamo recuperando perché abbiamo un consolidamento del ‘femmineo’, mentre il ‘femminismo’ si sta sciogliendo dentro l’ideologia gender. Insomma: per la sinistra le donne non esistono più e il concetto di famiglia è diventato molto simile alla poligamia islamica, seppur per ragioni diverse. Noi, invece, stiamo recuperando il ruolo della donna che denuncia liberamente qualcosa che l’uomo ancora non vede: il femminismo e la difesa dei diritti democratici della donna sono diventati patrimonio dei conservatori”.
“Sul fronte opposto, il Pd rischia di essere scavalcato dagli stessi partiti islamici cui aveva strizzato l’occhio perché, in questo meccanismo di inserimento della cultura islamista dentro una società democratica e con tutta la confusione di idee sul concetto di democrazia, loro non hanno più bisogno di fare la stampella elettorale di una sinistra che, in cambio dei loro voti, avrebbe ulteriormente aperto all’immigrazione, alla presenza di questa cultura nelle nostre scuole e negli uffici pubblici. Andrà a finire che avremo i documenti scritti in arabo e ci venderanno il ramadan da celebrare come un ponte tra culture che farà bene a tutti. E tutto questo, tramite la tecnologia, accadrà molto più rapidamente del previsto”.