Scuola di islamo-gauchismo a Venezia: “Musulmani, il Pd è il vostro partito”

· 22 Maggio 2026


Cari ascoltatori, a chi pensava che l’islamo-gauchismo fosse una teoria astratta, uno slogan, un ferrovecchio della propaganda sovranista, consigliamo una gita a Venezia, per la precisione in una scuola dove si insegna l’italiano alla numerosa comunità bengalese. Quel che accade lì (e in tante altre città, soprattutto in campagna elettorale), ecco, è precisamente islamo-gauchismo: in quella scuola infatti si è tenuta una ‘accademia elettorale’ per i cittadini provenienti dal Bangladesh, e come insegnanti c’erano due appartenenti alla comunità medesima candidate nelle liste del Pd, Rhitu candidata al consiglio comunale e Nishi che si presenta invece per una municipalità. Il video che illustra questa attività è diffuso sulla Rete, è pura cronaca.

Gli allievi-elettori bengalesi erano in grandissima parte islamici e islamiche velate, cui le istruttrici hanno impartito istruzioni come “il 24-25 maggio andrete a votare per le municipalità, che sono 6, e per il consiglio comunale. Bisogna comunque sbarrare il Pd, perché il Pd è il nostro partito”. Dunque, è stato codificato che il Pd è il partito della comunità islamica, come lo era già nella pratica, incluse le donne velate. Di conseguenza addio campo progressista, come fanno le due cose a stare insieme? Non solo: “Dopo aver apposto una X sul Pd, non dovete votare per un altro partito”, cioè sono anche passati dalla scuola elettorale al puro indottrinamento politico.

Ovviamente a Venezia c’è un calcolo elettorale specifico: la popolazione di fede islamica tra Mestre e Venezia conta almeno 30mila persone, di cui la metà è originaria del Bangladesh, Paese da cui provengono i 7 candidati nelle liste del Pd. Non si tratta di un candidato che rappresenta le istanze di una comunità specifica nel contesto di un’offerta plurale, ma di liste egemonizzate dalla comunità islamica, d’altra parte il Pd è il “loro” partito… Ricordiamo che da loro proviene quel ricorso – incredibilmente accolto – contro i manifesti elettorali della Lega sui mezzi pubblici che si permettevano di dire ‘Moschea no grazie’. Anche prima delle elezioni, prima che si sappia chi ha vinto, è vietato dire che non si vuole la moschea, che non è una priorità né urbanistica né amministrativa.

Il loro programma politico infatti prevede la realizzazione di una grande moschea a Mestre, dove ce ne sono già parecchie abusive, in cui non sappiamo di cosa si parla, in che lingua, quali messaggi vengono diffusi. È prevista poi la costruzione di un cimitero islamico e l’edificazione di un monumento per gli eroi nazionali del Bangladesh. Ora, con tutto il rispetto degli eroi nazionali del Bangladesh, ma perché a Mestre-Venezia dovrebbe esserci un monumento agli eroi nazionali del Bangladesh? Ci sfugge, ma quello che non ci sfugge è che tutto quanto sta accadendo a Venezia è una chiara esposizione del cortocircuito culturale racchiuso nella parola islamo-gauchismo, coniata dal filosofo e sociologo francese Pierre-André Taguieff, non a caso oltralpe, dove intere aree sono ormai lande in cui domina la sharia e dove filosofi e scrittori riflettono su questo fenomeno.

Per esempio Michel Houellebecq in “Sottomissione” ci ricorda che la strategia di molte comunità islamiche e di chi muove i loro finanziamenti è usare le procedure elettorali delle nostre liberal-democrazie per portare avanti istanze spesso tese a cambiare la natura proprio delle nostre liberal-democrazie. Il sospetto che a Venezia stia succedendo qualcosa di simile è legittimo, ma soprattutto una certezza ora c’è: è ufficiale che il Pd è il partito di riferimento della comunità islamica, con tanti saluti al progressismo.


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