Il contributo dell’Europa al ridisegno del mondo: “…………………….” . Esatto, niente
Giovanni Sallusti · 15 Maggio 2026
Cari ascoltatori, oggi vogliamo riconoscere il ruolo dell’Europa nell’attuale contingenza internazionale, elencando i punti del suo oggettivo contributo rispetto ai grandi temi della contemporaneità: “ ”. Ecco, non è un errore, il contributo è proprio questo, cioè nessuno, il contributo è la completa assenza dell’Unione europea nella sua articolazione politica, istituzionale e burocratica. E un silenzio imbarazzato è anche l’unico commento possibile su questi giorni: abbiamo assistito al vertice tra i due potenti della terra, Donald Trump e Xi Jinping, magari non una nuova Yalta ma molto di più che un incontro diplomatico, in cui America e Cina cercano una ipotesi di convivenza in un nuovo ordine mondiale, un punto di caduta sui dossier fondamentali, senza abdicare alle rispettive priorità strategiche.
Sono stati fatti passi avanti sui grandi temi, incluso lo scenario bellico alle porte dell’Europa tra Russia e Ucraina, che ci interessa proprio da vicino: una presenza almeno formale della Ue uno se la aspettava. Invece niente. Così come si registra il mutismo assoluto sullo scenario mediorientale, per il quale Washington ha ottenuto che Pechino converga sul fatto che un suo alleato non dovrà mai essere dotato dell’arma nucleare. Sui temi strutturali dell’economia globale, zero di nuovo: da una parte c’è il gigante cinese e la sua carta principale, il quasi monopolio sulle terre rare, dall’altra c’è Trump, che è arrivato con un reggimento di ceo dei giganti dell’economia americana, praticamente il Pil della principale potenza mondiale, nonché un memento al suo interlocutore sul quasi monopolio americano per le infrastrutture tecnologiche e digitali, senza le quali Pechino si muoverebbe alla cieca.
Di fronte a tutto questo, dunque, ha giganteggiato il vuoto, il balbettio, l’inettitudine ormai eretta a ignavia delle classi dirigenti eurocratiche. L’unico a battere un colpo è stato ovviamente il santissimo Mario Draghi, di cui tutti i giornaloni mandano a memoria la lezione (Draghi può svegliarsi al mattino e dire ‘anche oggi il sole è sorto’ e i giornaloni titoleranno ‘monito di Draghi: anche oggi il sole è sorto’). La sua premessa sarebbe anche corretta, perché constata la residualità e la lentezza dell’Europa su tutti i dossier. Peccato che poi proponga di dare più droga al tossico: per curare un continente imbrigliato nell’eccesso di centralismo, dirigismo e burocrazia, propone più centralismo, più dirigismo e più burocrazia, cioè di portare in fondo il progetto di integrazione, addirittura con la difesa comune. Ma che cosa vuol dire difesa comune? Chi comanda? Difesa francese? Difesa franco-tedesca? Una peggio dell’altra.
Quindi gli aedi dell’Unione europea e dei suoi dogmi non possono più non vedere questa comparazione impietosa, da cui emerge che la Ue come l’hanno costruita (e come la peggiorerebbero) non regge alla prova della storia: di fronte alle due potenze America e Cina, c’è comunque un abisso fra giocare un ruolo non da primo attore ma incisivo sulle questioni che ci interessano e non giocarne alcuno. Questo è un tema che il governo italiano ha sempre ricordato, bisogna agire senza recidere il ponte transatlantico, presidiando i nostri interessi in quanto occidente,. Ma l’Europa non fa neanche più un tentativo di posizionamento, si guarda allo specchio e non vede più nulla.