Oggi le comiche: Fico all’ufficio del lavoro promette il reddito di cittadinanza
Giovanni Sallusti · 13 Maggio 2026
Cari ascoltatori, visto che certamente sentivate la mancanza di Roberto Fico nel dibattito politico, il presidente della Campania vi accontenta: si è fatto vivo e ha promesso il ritorno del reddito di cittadinanza in salsa regionale, cioè più assistenzialismo in un territorio piagato, che di assistenzialismo sta morendo. Fico ha rilanciato l’ideona all’inaugurazione di una sede dell’Ufficio di collocamento mirato, nella zona orientale di Napoli, chiudendo subito il cerchio della contraddizione: un ufficio di collocamento, per di più ‘mirato’ perché dedicato a lavoratori con disabilità o a categorie protette, dovrebbe promuovere percorsi che portano al lavoro e all’autoaffermazione, non alla paghetta di Stato che Fico è andato a promettere.
“Il reddito per le persone in difficoltà resta sempre un obiettivo, insieme con l’accompagnamento al lavoro”, ha azzardato con un ossimoro tipo gelato bollente: “In campagna elettorale ho parlato di una platea che dovrebbe essere certificata dall’Inps per individuare coloro che veramente non avevano alcun tipo di opportunità di reddito. È un ragionamento che stiamo facendo e vedremo quando lo porteremo a conclusione”.
Traducendo: tranquilli che il reddito arriva. Che il denaro regalato sia un eccellente strumento di coltivazione del consenso, non lo scopriamo adesso, poi però c’è la realtà, per esempio quella del bilancio campano rispetto alle cifre necessarie per attuare questa follia. Ecco i numeri. Il bilancio campano 2026 supera i 38,5 miliardi, ma quasi il 70% viene divorato dalla sanità: il disavanzo consolidato è di circa 2,7 miliardi e il patrimonio netto è negativo per oltre 3,6 miliardi. Attualmente sulle politiche sociali ci sono circa 230 milioni vincolati e poco più di 30 milioni di fondi regionali aggiuntivi distribuiti in un triennio. Per reintrodurre la sciagurata misura ci vorrebbe un miliardo all’anno: dove li va a prendere, Fico, i 600 milioni che ballano? Indovinato, nelle nostre tasche, in quelle dei contribuenti.
Quel che manca a Fico è un minimo di memoria storica, di analisi razionale: il reddito di cittadinanza, varato con il M5s al governo e Fico terza carica dello Stato, ha funzionato, ha portato benessere? Ha riscattato territori bellissimi ma da tempi antichi condannati al sottosviluppo, come gran parte della Campania?
La risposta ancora una volta è nei numeri: nel picco del 2022-23, la sola provincia di Napoli rappresentava il 10% di tutti i percettori italiani. Non ci sembra che il tentativo sia mancato. Ancora: a marzo 2021, per esempio, a Napoli 157mila famiglie percepivano il reddito o la pensione di cittadinanza, che corrispondono a 459mila persone. Nello stesso mese, in tutto il Nord le famiglie beneficiarie erano 224.872, pari a 452mila soggetti coinvolti. Cioè, ci sono stati momenti in cui nella sola Napoli c’erano più percettori che in tutto il nord Italia. Che cos’era il reddito e cosa vorrebbe essere? Un incentivo allo sviluppo o una fabbrica di consenso? La Campania è uscita dalle secche di un assistenzialismo endemico? No, purtroppo no. Ma era anche prevedibile, per logica: a che può servire una misura iper-statalista, iper-assistenzialista in un Paese già largamente statalista e assistenzialista, se non ad aggravare la situazione? Dei 34,5 miliardi di spesa per il reddito di cittadinanza, 8 sono andati in Campania. Senza nemmeno un lieve miglioramento, e ovviamente nemmeno una minima crescita dell’occupazione. È stata mera assistenza, è stato strumento di clientelismo sui territori, non ha incentivato niente.
Allora, perché Fico, che non ha neanche i soldi per rifare questa cosa del reddito, improduttiva, costosa e controproducente, la vuole di rifare lo stesso? Le nostre tasche, le tasche dei contribuenti ci sembrano già abbastanza saccheggiate.