Farage ha un alleato formidabile: il suo nemico Starmer!

· 12 Maggio 2026


Cari ascoltatori, sapete chi è il miglior alleato di Nigel Farage? Keir Starmer, l’attuale primo ministro britannico. Ogni due ore il mainstream ci rende edotti di rilevazioni e sondaggi – per esempio il presidente americano Donald Trump è dato in calo perenne di popolarità presso l’elettorato americano: se questa tendenza fosse vera saremmo ormai ai numeri negativi. Ebbene, la percentuale di popolarità di Starmer prima dell’ultima tornata di elezioni amministrative era il 19%, il minimo storico nella storia del Regno Unito, ampiamente sotto la stima peggiore su Trump: eppure nessun analista ha sottolineato il crollo del primo ministro della Gran Bretagna, che non è l’ultimo staterello del mondo. Poi si è votato, una importantissima tornata di amministrative in Inghilterra, Scozia e Galles, e ha trionfato Reforn Uk di Nigel Farage in proporzioni mai viste, strappando oltre 400 seggi in più rispetto alle elezioni precedenti, tanto da sconquassare il tradizionale bipartitismo britannico.

La reazione di Starmer è stata l’arrocco, si è barricato a Downing Street contro ogni evidenza e contro ogni appello dei laburisti lucidi. Ma la sua leadership è arrivata al capolinea: tre membri del governo britannico si sono dimessi, oltre una settantina di parlamentari della sua parte gli hanno scritto chiedendogli un passo indietro. Hanno solo preso atto di una dinamica storica che ne ha decretato la fine politica e ha premiato la sua antimateria, il padrino della Brexit, l’uomo che quanto a sovranismo e thatcherismo ha scavalcato tutte le recenti timidezze dei Tory.

Ma Starmer niente, ora addirittura rilancia, ventila di rinforzare il legame con l’Europa mentre l’elettorato ha votato in massa il primo promotore dell’uscita dall’Europa; assicura che rilancerà l’azione di governo, anche se visto il risultato delle urne non si capisce come. Con Starmer il Regno Unito ha perso autorevolezza, presenza sui dossier, forse anche la relazione speciale con l’alleato americano; non dà le carte nel rapporto transatlantico e nemmeno sul continente, dove – per esempio sull’Ucraina – va a rimorchio dei volonterosi e delle velleità bonapartiste di Macron. Inoltre sul fronte interno non riesce a invertire la tendenza sulla sicurezza, guarda impotente lo snaturamento di intere aree urbane, che di fatto stanno diventando lande in balia della sharia.

Keir Starmer non ha segnato un cambio di passo su nessun tema, ha visto un arretramento della centralità del Regno Unito su qualunque dossier, ha un crollo di popolarità verticale, e assiste al successo del suo peggior avversario politico restando chiuso a Downing Street. Ecco perché è sicuramente un formidabile alleato di Nigel Farage: se il premier continuerà così, al prossimo giro probabilmente Reform Uk supererà l’80%. Un’altra l’immagine della difficoltà che la sinistra contemporanea ha nel riconoscere il proprio scollamento dalla realtà.


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