Chissenefrega dello staff di Giuli!
Giovanni Sallusti · 11 Maggio 2026
Cari ascoltatori, dal momento che se ne occupano tutti i giornaloni, i siti, insomma ovunque, dobbiamo intervenire su un tema a quanto pare decisivo per il futuro del Paese, e il nostro intervento è il seguente: chissenefrega dello staff del ministro della Cultura Alessandro Giuli! È una non-vicenda, eppure sta diventando l’affaire politico del Paese: Giuli ha deciso di revocare il responsabile della sua segreteria tecnica Emanuele Merlino (e già ci stiamo annoiando) e la capa della segreteria personale, Elena Proietti. Figure, soprattutto Merlino, vicine a Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario di Palazzo Chigi, dove Giuli oggi è stato ricevuto per un’ora, immaginiamo al cospetto della premier Giorgia Meloni, per un confronto su questo affaire fondamentale.
Questa cosa avviene in un momento in cui il mondo è sull’orlo di un incendio globale: tra pochi giorni si terrà l’incontro decisivo, cui tutti gli altri scenari sono subordinati, fra Donald Trump e Xi Jinping, c’è il dossier della guerra in Medio Oriente, con i pasdaran iraniani che si sfilano da qualsiasi negoziato per raggiungere una pace, c’è l’ostinazione tetragona e acefala dell’Unione europea a reiterare gabbie masochiste come green deal e Patto di stabilità.
E di fronte a un simile scenario i giornaloni di che cosa ci parlano? Dello staff di Giuli! Alla fine li capiamo, perché dopo il referendum qualsiasi pretesto vien loro buono per inventare un casus belli che irrori la narrazione del governo allo sbando, in modo da tentare di spianare la strada alle magnifiche sorti e progressive del campolargo. Che lo facciano giornaloni, mainstream e politici d’opposizione rientra nella fisiologia della commedia, ma che questa storia trovi sponda anche in zona centrodestra è surreale, anche se tocca dei nervi scoperti nella comunità di Fratelli d’Italia, perché riguarda antiche contrapposizioni di bande interne. Ecco, di tutto questo non ce ne frega alcunché.
Il ministro Giuli avrà, da qui alla fine della legislatura, tutto il tempo per firmare un’azione di governo più incisiva dei cambi di nomine. Finora si ricorda una vibrante polemica contro la Biennale che ospitava il padiglione russo, che avremmo capito da altri, dal ministro della Cultura un po’ meno: sport e cultura dovrebbero essere zone franche rispetto alle contrapposizioni belliche e geopolitiche, durante l’antichità le Olimpiadi – Giuli è un appassionato di Grecia classica – erano il luogo e il tempo in cui i conflitti venivano sospesi. Non crediamo che lui voglia suggerirci di rinunciare a tutto il patrimonio della cultura russa perché al momento vige la dittatura putiniana. Ma al momento non si è visto molto altro: la lotta all’egemonia culturale della sinistra – su cui nella sua brillante carriera giornalistica ha scritto meditabondi e complessi articoli, per lo più su Il Foglio – non ha prodotto finora risultati misurabili, di cui saremmo entusiasti.
Quindi ribadiamo: chissenefrega del cambio di staff, dei retroscena, delle letture politichesi, della guerra per bande. Non solo non è un tema centrale, non è proprio un tema. Parliamo della realtà, non cadiamo nel solito tranello mediatico. E speriamo che, appunto nella realtà, si riparli del ministro Giuli per le sue iniziative di governo.