Ma che sorpresa, i pasdaran non sono una ong pacifista!
Giovanni Sallusti · 11 Maggio 2026
Cari ascoltatori, questa mattina c’è uno scoop ha dell’incredibile: pare proprio che la Repubblica islamica dell’Iran non sia una ong pacifista. È una sorpresa per tutti, dopo che nelle ultime settimane un coro pressoché unanime ha quotidianamente intonato che la minaccia alla pace e alla prosperità in Medio Oriente globale è sempre e comunque l’orco col toupet, il pazzo che dalla Casa Bianca semina il caos globale.
La notizia di queste ore è che la Repubblica islamica di tagliagole che tiene sequestrata dal 1979 la millenaria civiltà persiana, cioè al momento i pasdaran, ha rifiutato il piano di pace proposto dagli Stati Uniti con le seguenti motivazioni: non soddisfa la loro richiesta di riparazione per gli eventi bellici, curiosa richiesta da parte di un regime che da decenni semina guerra, terrore e morte; in più, i pasdaran esigono di mantenere il controllo dello stretto di Hormuz, variante mafiosa della teocrazia totalitaria per cui per passare devi pagare il pizzo a loro. Sullo sfondo rimane la loro indisponibilità a qualunque compromesso sull’elefante nella stanza: il nucleare iraniano e la possibilità che i tagliagole terroristi entrino in possesso dell’arma atomica.
Questo quadro conferma di nuovo il pensiero di Henry Kissinger sulla Repubblica Islamica dell’Iran e dell’allora ayatollah Khamenei senior, quando diceva che il negoziato per il regime è una forma di combattimento, serve come dilazione, come elemento di confusione del nemico. Lo diceva anche Khamenei, ogni compromesso è bandito e quindi anche il negoziato, che è una finzione per allungare i tempi, per riarmarsi e riorganizzarsi. Kissinger aveva notato come la dilazione fosse una strategia per arrivare all’arma nucleare, e rimproverava Obama di non averlo capito o di aver fatto finta di non capirlo.
Comunque, adesso diventa difficile sostenere che sia l’orco Trump a non volere la pace, al di là di quel che si può pensare del personaggio, dei suoi modi e delle sue singole iniziative. La narrazione che Trump si sveglia una mattina e bombarda a caso l’Iran – come se il principale Stato canaglia mondiale non fosse all’origine del 7 ottobre, cioè una nazione allevatrice di terrorismo – già non sta in piedi; men che meno che Trump non voglia ragionare su un’uscita dal conflitto, anche solo per tattica elettorale sulle mid-term.
Il problema è che se chi hai di fronte vuole che gli si paghino i danni, mantenere il controllo di Hormuz e non vuole fare passi avanti sulla questione del nucleare, non c’è alcun negoziato, è la finzione di cui parlava Khamenei, e analizzata da Kissinger. Ed è ora che il fronte delle nostre anime belle – che si struggono per gli ayatollah e per tutto ciò che è lontano dalla nostra civiltà, a maggior ragione se in zona islamismo – prendano atto che la Repubblica islamica dell’Iran non è un attore razionale disposto a un negoziato, ma un attore apocalittico che ha in mente un disegno apocalittico: quindi una delle principali minacce, forse la peggiore, alla pace globale.