Giannini offende i disabili in tv. Ma i “buoni” possono…

· 7 Maggio 2026


Cari ascoltatori, questa sera registriamo uno strappo nel cielo di carta dei “buoni” con la B maiuscola, degli inclusivi che combattono il cattivismo delle destre sovraniste in nome dei buoni sentimenti e del senso di umanità: ai “giusti” con la G maiuscola a volte scappano dei lapsus linguistici inquietanti e istruttivi.

Il “buono” in questione è Massimo Giannini, firma di Repubblica e Stampa, prezzemolino del talk e del luogocomunismo progressista, che a ”Di martedì” condotto da Giovanni Floris si è avventurato in un paragone infelice, esprimendo una inquietante concezione della disabilità. Il tema – con la solita platea di ospiti che si danno ragione a vicenda sul dare torto al governo – era la longevità dell’esecutivo, che al momento è secondo in classifica nella storia della Repubblica, per cui, visto che è il dato è inattaccabile, Giannini l’ha messa giù così: “La longevità è un pregio, ma non è sufficiente per fare un buon governo”, fin qui un parere legittimo e anche condivisibile.

Poi però ha deciso di tentare un’arditissima analogia tra il governo e il corpo umano: “Un governo è come un essere umano, tutti siamo contenti se viviamo fino a cento anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci si arriva”, e qui si spalanca la voragine, il black out intellettuale speriamo temporaneo. “Se uno passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che abbia vissuto tanti anni”. Cioè, una condizione che purtroppo riguarda tantissime persone è definita da Giannini “inutile” in diretta tv.

È ovvio che non bisogna essere ipocriti, chi sta su una sedia a rotelle ha una vita più difficile degli altri: eppure pensa, ha delle passioni, delle relazioni, dimora normalmente nella vita umana pur soffrendo di una condizione anomala. Ma se una frase simile fosse stata pronunciata da un giornalista o da un politico di centrodestra, o dal direttore o da un redattore di Radio Libertà, sarebbero stati portati via in ceppi, sarebbero subito paria, avrebbero una lettera scarlatta addosso, si sarebbero scatenate polemiche a reti unificate.

Invece l’ha fatto Giannini, per cui la cosa rischia di passare in cavalleria: ma, come ha detto la ministra per la Disabilità Alessandra Locatelli, “persone che parlano in questo modo dimostrano tutto il loro disprezzo e la loro ignoranza”. Lui è tornato sull’episodio ovviamente accusando chi lo accusava: “Apprendo con sorpresa e amarezza di una polemica che mi riguarda: chiunque riascoltasse può rendersi conto che sono partito dall’accostamento fatto da Luca e Paolo tra longevità e immobilità. Che la mia riflessione venga trasformata in un insulto ai disabili qualifica solo chi ha voluto declinarla in questo modo”.

Ci spiace Giannini, ma lei dovrebbe avere una frequentazione abbastanza consolidata con la lingua italiana, con l’espressione scritta e parlata: non saranno state le sue intenzioni, non sarà quello che pensa – chi siamo noi per dirlo – ma la sua frase ha detto proprio quello, una forma di vita inutile: come si può qualificare, se non come insulto?

Giannini in un inciso ha espresso anche delle scuse: “Se qualcuno in ogni caso si è sentito offeso me ne scuso, ma vorrei che fosse chiara la strumentalità di certe accuse”. Però questo no: se quelle parole le avessero dette il sottoscritto o qualcuno che la pensa diversamente da lei, Giannini, avrebbe chiesto un posto in prima fila nel plotone d’esecuzione della bella gente e avrebbe sparato a palle incatenate sulla disumanità della destra reazionaria; infine sarebbe di sicuro scivolato in pseudo-ragionamenti fino a prendersela con Trump… Per cui preghiamo i “buoni” di risparmiarci il loro sermone quotidiano, declamato da un pulpito che non ha alcuna base.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *





Ti Potrebbe Interessare


Radio Libertà

Background