Sorpresa in Sudafrica: i neri dicono sì alla remigrazione
Marco Tognini · 8 Maggio 2026
Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra questi, Tognini aggiorna il consueto “bollettino di invasione” riguardante le questioni legate all’immigrazione e l’orizzonte europeo. Per una volta, però, lo sguardo si trasferisce in Sudafrica: come riporta Francesca Totolo, esperta di immigrazione di geopolitica, pure i neri chiedono la remigrazione, dimostrando evidentemente che i problemi dell’immigrazione vanno al di là di qualsiasi accusa di razzismo e di xenofobia.
Le proteste sono partite da Pretoria, per poi diffondersi in altre città. I manifestanti, con diversi slogan, hanno anche imbracciato bastoni e scudi, e gridavano: “Tornate nel vostro Paese. Siamo stanchi di voi. State distruggendo il nostro Paese”. Nel Sudafrica post-Mandela stanno aumentando quindi gli episodi di intolleranza in molte zone, spingendo pure là verso un umano rimpatrio per chi viene nei nostri Paesi, non si integra e commette reati. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa – pur condannando gli attacchi contro gli stranieri e ricordando il debito di gratitudine verso le altre nazioni africane che hanno offerto sostegno nella lotta negli anni contro il sistema dell’apartheid – ha ricordato che c’è una situazione comunque piuttosto tesa. Non solo, ma l’alto commissariato del Ghana ha consigliato ai propri cittadini di chiudere le attività commerciali e di mantenere un basso profilo, mentre il capo dell’unione nigeriana del Sudafrica ha invitato i suoi membri a rimanere in casa durante queste manifestazioni.
Uno dei movimenti che stanno organizzando le proteste si chiama “March and March” e ha consegnato un documento all’ufficio di presidenza sudafricana dove gli immigrati – pensate un po’ – vengono ritenuti responsabili dell’insicurezza nel Paese e del deterioramento del mercato del lavoro. Il viceministro Mlauli ha dichiarato che le leggi sull’immigrazione saranno riviste, sottolineando che il “problema degli stranieri senza documenti nel nostro Paese è una preoccupazione legittima. Secondo i dati ufficiali in Sudafrica infatti sono presenti circa 2,4 milioni di immigrati che corrispondono circa al 4% della popolazione residente e provengono per lo più da paesi limitrofi come Lesotho, Zimbabwe e Mozambico”.
Negli ultimi anni i sudafricani palesemente accusano gli stranieri di depredare posti di lavoro. di parassitare il welfare del Paese, di non rispettare la legge ed importare la criminalità: “Ci stanno rubando il lavoro, stanno violentando le nostre figlie”, ha tuonato un manifestante a Durban strattonando un immigrato prima della manifestazione. La fondatrice di “March and March” ha affermato che i criminali fuggono dai Paesi d’origine per poi stabilirsi in Sudafrica: “Se camminate per le strade, vedrete che si appropriano degli edifici. C’è droga, c’è prostituzione, ci sono mafie. Insomma: questo Paese è terreno fertile per la proliferazione dei criminali. Siamo sotto attacco da tutta l’Africa. L’unica cosa che fanno è etichettarci come xenofobi. Ma non c’è nulla di xenofobo nel chiedere che si rispettino la legge e l’ordine nel proprio Paese”.
Tutto questa dimostra che questo è un problema che affligge e può affliggere tutti, e che quindi meriterebbe una risposta seria e non basata sull’accusa di razzismo e di xenofobia, perché i processi vanno governati: non lasciando correre o risolvendo il tutto in maniera estremamente violenta, come fa la Cina contro gli Uiguri – che sono anche una componente islamica abbastanza abbastanza importante – o come fanno in molti Stati del sud-est asiatico proprio contro un certo tipo di penetrazione allogena. Ecco perché allora la parola “remigrazione” rimane una soluzione da prendere in considerazione.