Sentenza Open Arms, distrutto il teorema anti-Salvini

· 5 Maggio 2026


Cari ascoltatori, se la sentenza di assoluzione per Matteo Salvini nel caso Open Arms è stata la fine di un incubo personale, la pubblicazione delle sue motivazioni è la fine di un incubo logico, argomentativo, perfino civile se riferito all’alfabeto comune che sta alla base della convivenza nella polis.

Ci riferiamo alla pubblicazione delle motivazioni con cui la Quinta sezione della Cassazione, il 17 dicembre scorso, ha reso definitiva l’assoluzione per Matteo Salvini rispetto all’accusa letteralmente surrealista di sequestro di persona, riferita alla stranota vicenda Open Arms dell’agosto 2019, quando – coerentemente con la sua legittima politica dei porti chiusi – Salvini, da ministro dell’Interno, negò lo sbarco alla nave dell’ong che aveva a bordo 147 migranti, peraltro tenendola in mare meno giorni di quanto successivamente fecero altri che però erano più chic, dei politici perbene (per esempio, Luciana Lamorgese); fino a che, con la fine delle esperienze di governo gialloverde, ci fu il voltafaccia a 180 gradi del Movimento 5 Stelle, la votazione per mandare Matteo Salvini a giudizio, via via quel che ne è seguito, fino all’assoluzione.

Oggi le motivazioni della sentenza sono chiare, fanno coincidere di nuovo giustizia e logica. Eccone alcuni estratti: “La condotta contestata a Matteo Salvini, ossia l’avere – nella qualità di ministro dell’Interno ed abusando dei propri poteri – privato indebitamente della libertà personale 147 migranti costringendoli a rimanere a bordo della nave Open Arms, non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona”.

I giudici hanno aggiunto che “ai migranti è stato impedito l’ingresso nel porto di Lampedusa e lo sbarco. Tuttavia a costoro non è stato impedito dall’autorità italiana, e segnatamente di Salvini tramite i propri atti nella qualità di ministro dell’Interno, di far rotta in altra direzione”. Viene così meno la precondizione concettuale di ogni sequestro di persona, cioè la negazione della libertà di movimento altrui, che non si è mai data nel caso Open Arms, non si è mai data in nessun caso della famigerata politica dei porti chiusi, si è negata semplicemente la licenza di sbarcare sul territorio italiano: non la libertà, ma il permesso indebito per dei migranti irregolari di sbarcare sul suolo italiano, tentativo che corrispondeva a un meccanismo di incentivazione del traffico orrendo e criminale di esseri umani che prospera sulle rotte dei disperati e incoraggia l’immigrazione clandestina. Non può esserci sequestro di persona se sono libero di far rotta in altra direzione, dicono i giudici della Cassazione.

Non solo, c’è un altro elemento interessantissimo: la nave batteva bandiera spagnola, quindi il Regno di Spagna, contattato immediatamente all’atto dei salvataggi, indicò un porto per sbarcare, cambiato poi in un più prossimo quello di Palma di Mallorca, “proprio per limitare nel tempo la permanenza a bordo dei migranti”. Vennero inoltre “messi a disposizione altri due natanti, uno immediatamente disponibile della Guardia costiera italiana, sul quale trasbordare i migranti, in parte immediatamente, tramite il quale approssimarsi alle coste spagnole, scortando la Open Arms. Ciò era conforme a quanto pure richiesto dal comandante della nave, che tuttavia non ha risposto ai ripetuti inviti dell’autorità italiana di indicare le dotazioni necessarie a tal fine”.

I giudici hanno certificato che non c’era alcun obbligo e neanche una priorità geografica: basta guardare sulla cartina quel pezzo di mare, per andare in Italia. La Spagna, stato di bandiera della nave, aveva offerto un porto sicuro (non è una dittatura…), più vicino, dove alla fine la Open Arms non si recò: addirittura gironzolò nel Mediterraneo per poi far rotta sull’Italia, perché in quel momento c’era una battaglia politica contro quell’unico politico europeo, Matteo Salvini, che stava rischiando di rompere quel ‘giocattolo’ tragico, cioè il meccanismo del traffico di esseri umani e dell’immigrazione irregolare incontrollata, riversata sulle coste anzitutto italiane.

Non c’era alcuna ragione, se non politica, per puntare l’Italia, né alcuna ragione che attinesse alla sicurezza e all’integrità dei migranti. Questa sentenza ripristina la logica elementare e l’onestà intellettuale, e da essa si può ricavare una morale: è possibile sostenere una politica dei porti chiusi, anzi, forse in questo periodo storico è addirittura doveroso.


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