Sulla Flotilla ballano le cubiste pro-pal: fatelo a Gaza…

· 5 Maggio 2026


Cari ascoltatori, in rete gira un video, diventato subito virale e pubblicato anche da vari giornali, che è un piccolo capolavoro di antropologia culturale, una fotografia dello spirito dei tempi. Si vedono due giovani attiviste che, con il volto coperto dalla kefiah d’ordinanza da miliziano-terrorista, ma con addome e braccia scoperte in stile ‘cubista occidentale’, si dilettano in una sinuosa danza esplicitamente sexy, per chiedere la liberazione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek: sono i due capoccia della flotilla ora trattenuti in Israele, accusati di essere collegati a Hamas o addirittura di esserne eterodiretti, quindi di fare il gioco del nemico in uno scenario di guerra, laddove il nemico tra l’altro non è un esercito regolare, ma una banda terrorista nazi-islamica. Ovviamente, essendo Israele una democrazia e uno Stato di diritto, a differenza dei Paesi che lo circondano, le accuse andranno dimostrate.

Le due attiviste potrebbero però anche fermarsi un secondo a riflettere sul fatto che questo balletto, postato e ora rimbalzato ovunque, l’avrebbero potuto fare in tutta libertà nello Stato che odiano tanto, l’orrendo Israele che vorrebbero cancellare dalla faccia della terra; e che diverso sarebbe se avessero tenuto questo siparietto nell’amatissima striscia di Gaza, sotto il dominio dell’amatissimo Hamas: avrebbero violato tutte le specifiche nome sulla pubblica decenza imposte dal “Ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio” (sic). Gli idoli dei progressisti nostrani sono questi signori che verificano che l’abbigliamento delle donne sia islamicamente corretto: le autorità locali impongono che le donne indossino abiti larghi e coprenti, come l’hijab, in ogni spazio pubblico.

Peggio ancora, il problema è a monte, perché dove domina Hamas il ballo e la musica sono classificati come haram, cioè peccato, per cui sono proibiti dalla religione e di conseguenza dalla legge, come sharia comanda. Le due attiviste danzatrici con tutta probabilità verrebbero fermate per comportamenti immorali e anche per aver partecipato a spettacoli misti, perché ovviamente era pieno di attivisti uomini che si godevano lo spettacolo. Insomma, nella striscia di Gaza di Hamas, nelle parti di Libano infestate da Hezbollah, nell’Iran degli ayatollah, queste ragazze verrebbero sequestrate e torturate.

Quel balletto sexy-pro-pal sembra un po’ una scena di una commedia all’italiana, ma in realtà è uno specchio potente dei tempi, ci fa capire che cos’è il terzomondismo che esprime cose come la flotilla: un vezzo, una posa di privilegiati occidentali che sputano allegramente sulla loro civiltà e su quell’atomo che la rappresenta nel polverone mediorientale, cioè lo Stato di Israele. Questi qua mimano parole d’ordine, atteggiamenti, anche vestiario degli islamisti, ma poi allestiscono ammiccanti balletti seminudi del tutto occidentali che mai potrebbero essere presentati in qualsiasi lembo di terra amministrato dai loro idoli, cioè dai tagliagole islamisti.

Care ragazze, quel balletto lo potreste fare in Israele, non nella Gaza di Hamas, non nell’Iran degli ayatollah, né in nessun altro paradiso islamista. Le autorità israeliane dicono di aver trovato a bordo della flottiglia preservativi e droga: almeno tra un festino e l’altro, lo diciamo sempre da liberali, provate fermarvi un secondo, pensate a che smaccata contraddizione siete.


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