Gli scafisti tour operator: social, soldi, nessun controllo
Antonino D'Anna · 4 Maggio 2026
In questa puntata di “Zoom” Francesca Musacchio, giornalista de Il Tempo e direttrice di Ofcs.report, racconta ad Antonino D’Anna come funziona la “prevendita” online organizzata dagli scafisti per portare in Europa gli immigrati clandestini. Molto spesso basta un semplice post sui social network per riuscire a salpare dalla Libia: il costo dei viaggi si aggira tra i 2.000 e i 3.000 euro per circa 400 chilometri di percorso.
“Ho avuto la possibilità di monitorare e analizzare una lunga serie di profili Facebook e TikTok, e sono riuscita a risalire al numero di telefono di uno di questi ‘facilitatori’, primo anello della catena, che ha il compito di reclutare i viaggiatori. Quando la trattativa diventa operativa, non si comunica più con una una telefonata, bensì con WhatsApp e Telegram. Tale interlocutore comunica la cifra da versare all’inizio e tutto il resto quando si è giunti a destinazione. Questa somma complessiva è suddivisa da tante porzioni di denaro da dare in base al numero di scafisti a cui ci si affida per percorrere un determinato tratto. È chiaro che sui social loro sponsorizzano questo viaggio come se fosse una crociera a 5 stelle. Dopo di che non è detto neppure che il clandestino trovi effettivamente questi mezzi. Gli scafisti mettono comunque a punto il pacchetto completo; poi se uno non approda nel Paese desiderato, non sono più affari loro”.
“La piattaforma è quasi sempre la Libia, che è una zona dove – per questioni di instabilità politica – è molto più facile per questi trafficanti di essere umani avere spazio di manovra. Anche Marocco e Tunisia possono fungere da luoghi di partenza; ma esistono anche altri basi operative, governate da persone che magari vivono in Grecia e in Turchia – anche se non sono cittadini greci o turchi – e sostengono di essere siriani che risiedono là con un regolare permesso di soggiorno. Si tratta di una rete estremamente complessa da disarticolare, perché è un business nel quale tutti i mediatori guadagnano. Credo che nemmeno esista un vero e proprio vertice: basta entrare nel giro del business e chiunque ha la possibilità di guadagnare su quel tipo di tratta. Beccarli tutti dunque diventa assai complicato”.
“Una ricetta per rispondere a questa ondata così organizzata di immigrazione clandestina non credo che possa esistere concretamente. Lavorando su questi episodi mi sono resa conto della complessità di questo fenomeno. Bisognerebbe avere governi che si impegnano seriamente a bloccare le partenze in tutti i modi possibili, perché è là che è necessario lavorare. In ogni caso, rispondere culturalmente sarebbe utile solo se tutta l’intellighenzia di sinistra capisse che accettare aprioristicamente un certo modo di vivere e di pensare non ci arricchisce per niente, ma demolisce le garanzie che le democrazie occidentali devono assicurare. Di certo se un immigrato vuole imporre il proprio modo di vivere, non porta e non potrà mai portare alcun valore aggiunto”.