Trump cita Salvini e lorsignori impazziscono
Giovanni Sallusti · 4 Maggio 2026
Cari ascoltatori, stamattina c’è uno scoop clamoroso dei giornaloni: Matteo Salvini condivide gran parte dell’agenda politica, economica, ma prima ancora culturale, del trumpismo, fenomeno che va ben oltre la traiettoria politica e personale di Donald Trump. In realtà si sono fermati prima, all’equazione piatta Trump=Salvini, perché un discorso di prospettiva storica è complesso e potrebbe mandare in difficoltà le loro poche certezze: oggi Repubblica e La Stampa hanno ripreso il post con cui Donald Trump ha rilanciato un’intervista rilasciata a febbraio da Matteo Salvini su Breitbart – sito punto di riferimento della galassia Maga – durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Trump l’ha postata e così i giornaloni si sono accorti di una cosa di febbraio, confermando fra l’altro la loro curiosa tendenza, dall’alto della loro accigliata serietà, di andare acriticamente a rimorchio dei nuovi media.
Nell’intervista, che Trump ha rilanciato definendo Salvini “coraggioso” (Salvini potrà avere tutti i difetti del mondo, ma anche il nemico più accanito questo glielo deve riconoscere), il vice presidente del Consiglio ha detto delle cose, lorsignori, con il provincialismo che sempre li distingue, le hanno del tutto ignorate e si sono dedicati esclusivamente all’”assist di Trump” (Repubblica) e sullo “sgarbo di Donald a Meloni” (La Stampa).
Peccato, perché nell’intervista Salvini ha argomentato la sua condivisione dell’agenda trumpiana con temi che non sono scaduti anche se sono di febbraio (al netto di disaccordi su singoli punti, per esempio la guerra in Iran): “Ringrazio il presidente Trump per il coraggio e per le basi culturali che sta dando a un progetto economico e politico, perché è fondamentale dare una base culturale, di valori e ideali e ideale, altrimenti tutto passa“. Questo è da sempre un tema della Lega, anche quando Trump sembrava fuori moda, mentre oggi incarna la reazione contro il suicidio occidentale, contro il politicamente corretto woke che ci vuole auto-mortificati e dediti a sbaraccare la nostra civiltà, contro quel caso unico nella storia di masochismo culturale che Roger Scruton chiamava oicofobia, cioè la paura, la vergogna, l’odio di sé e della propria casa.
Questa stortura è l’idea che la nostra civiltà debba stare in modo permanente sul banco degli imputati e chiedere scusa per essere se stessa, per la propria identità occidentale e i propri valori, per primi il Cristianesimo e la libertà individuale, economica e anche religiosa, che altre parti del globo non è scontata. Salvini dice: mi riconosco in quell’agenda perché si ribella all’auto-mortificazione dell’Occidente: “Mi sembra che questa sia la differenza tra il primo e il secondo mandato del presidente Trump: ora c’è molta più attenzione, anche con figure come Vance, a un contesto culturale profondo e non solo a questioni economiche superficiali. È quello che anche noi stiamo cercando di fare”. Vance vuol dire “Elegia americana”, la messa in discussione – molto più focalizzata in questo secondo mandato Trump – dell’ideologia globalista che ha sdoganato l’opa di nemici dell’Occidente sull’Occidente e sulla libertà, partito comunista cinese in primis, generando a cascata un problema di deindustrializzazione, di concorrenza sleale, e quindi una globalizzazione asimmetrica che avvantaggia solo Pechino.
Da questa agenda la Lega non è mai retrocessa, anzi sono argomenti suoi da prima di Trump e che resteranno dopo Trump. Per cui, cari colleghi, lo scoop non esiste, si sapeva da prima che Salvini e la Lega sostengono il trumpismo, al netto di disaccordi su singoli, anche importanti dossier. Ma voi al contenuto non avete dedicato una riga. Stiamo o no con la nostra civiltà, con la nostra identità? Partecipiamo o no alla reazione contro globalismo acritico e al masochista politicamente corretto?
