“Più patto di stabilità, più sanzioni”: ricoverate Dombrovskis

· 28 Aprile 2026


Cari ascoltatori, questa sera si addentriamo nei meandri di una malattia, di un disagio psichico: l’euro-fondamentalismo, una sindrome mono-ossessiva i cui sintomi principali sono la rimozione della realtà e la riproposizione o, peggio, l’aggravamento di vecchi schemi di fronte a un mondo che si rinnova di secondo in secondo.

Da un lato abbiamo un evolversi rutilante delle notizie di cronaca, l’ultima è che secondo Trump l’Iran sarebbe al collasso economico e avrebbe chiesto di riaprire Hormuz; vero o falso che sia, viviamo in un’accelerazione continua. Tranne che in Europa. La Ue è legatissima ai dogmi di un paio di ere geo-economiche fa, e ce lo ha spiegato nientepopodimeno che il commissario all’economia Valdis Dombrovskis (già solo “commissario all’economia” sa tanto di parasovietico-dirigista-costruttivista. Negli Stati Uniti si chiama “segretario al Tesoro”…).

Dunque, stimolato sulla possibilità ventilata dall’Italia, o meglio dalla Lega, di mettere in discussione il Patto di stabilità – siglato nel lontano 1997 – Dombrovskis ha reagito come se gli avessero toccato un dogma della Trinità, e ha detto che “al momento questo tipo di richiesta non è stata presentata, quindi è difficile commentare scenari ipotetici. La nostra raccomandazione generalmente è quella di mantenere una risposta contenuta e di restare all’interno dei parametri dei piani strutturali di bilancio nazionale”, e qui ci corre un brivido da Cortina di Ferro.

Andando sul generale, Dombrovskis ha detto che non c’è la richiesta, ma comunque bisogna rimanere nel solco tracciato dai loro teoremi elaborati nei loro uffici, poi è andato oltre: “Quello che vogliamo è avere procedure di infrazione più rapide, più automaticità e anche sanzioni potenzialmente più elevate”. Ma scusate, mentre il mondo sta andando a fuoco e l’economia del Vecchio continente è sotto scacco anche per la miopia di loro signori, dal green deal alle sue conseguenze, la loro priorità è trovare regole più efficaci e sanzioni più elevate?

Neanche nella più spinta caricatura li avremmo dipinti così pervicaci; invece lo sono, vogliono davvero semplificare e accelerare le procedure di infrazione. Regolamentare e sanzionare, e per il resto stare immobili, li rende felici. Quest’ottica è stata confermata all’Ansa dal portavoce della Commissione: “Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal patto di stabilità e crescita”. Cioè siamo prigionieri di una specie di religione. “Gli Stati membri sottoposti a procedure per disavanzo eccessivo devono rispettare il percorso correttivo”, e poi l’analisi più demenziale: “Il patto di stabilità e crescita sostiene finanze pubbliche, incoraggia riforme e investimenti, contribuendo a rafforzare la stabilità economica, ad aumentare la competitività e a creare un contesto prevedibile per gli investimenti e la crescita”.

Davvero? Ma allora perché diavolo l’Eurozona è condannata a una crescita allo zerovirgola mentre altri modelli, il capitalismo nordamericano incarnato dall’orco Trump, o il dittatoriale capitalismo di Stato cinese (che non vorremmo mai), economicamente funzionano? Come fanno gli eurocrati a sostenere che le regole che ci condannano allo zerovirgola sono pensate per la crescita e per la competitività? Tutto questo si può spiegare solo su un orizzonte clinico, quello di una sindrome da cui Dombrovskis e soci non riescono proprio a uscire.


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