Conte mister buco da 165 miliardi: e vorrebbe insegnare economia al governo? Ma dài

· 23 Aprile 2026


Cari ascoltatori, siamo ormai abituati a che vale tutto e che il principio di non contraddizione è un’inutile anticaglia: abbiamo visto chiamare “tiranno” il presidente della più grande democrazia del mondo e leader europei appellarsi al capo del più grande totalitarismo, Xi Jinping, per ripristinare il diritto internazionale (Pedro Sanchez l’ha fatto davvero, ed è l’idolo dei progressisti nostrani); abbiamo visto un partito che ha nel nome la parola “democratico” provare a impedire che un avversario politico tenesse un evento in piazza; e abbiano visto gli antifascisti di professione pretendere che un pezzo di strada di Milano, corso Venezia fino a piazza Duomo, fosse esclusiva proprietà loro.

Però diventa troppo, quando gli sfasciatori professionali di conti pubblici si mettono a dare lezioni di economia: così è irridere i cittadini-elettori-contribuenti. Stiamo parlando degli attuali oppositori del governo che ha mancato per lo 0,1 (arrotondato, sarebbe lo 0,07) quel 3% che avrebbe fatto uscire l’Italia dalla procedura di infrazione costringendo il nostro Paese a rimanere sotto il giogo delle gabbie eurocratiche, Patto di stabilità in primis. Una follia giudicata tale da chiunque abbia cuore l’interesse nazionale, tra i banchi sia della maggioranza sia dell’opposizione.

E invece questi maestri di macroeconomia e di economia politica che sono i giallorossi, da Giuseppe Conte ai suoi sodali, che quando erano al governo hanno sparato il micidiale combinato disposto del superbonus e del reddito di cittadinanza, ora si mettono il monocolo, aprono un libro di economia (con le pagine bianche) e giocano a fare non diciamo Frederick von Hayek alfiere del liberismo, ma John Maynard Keynes sì, e palleggiano con quello striminzito 0,1 come se maneggiassero la materia, dai fondamentali alle prospettive globali dell’economia globale. Allora, visto che le cose stanno così, sarà bene ricordare altri numeri, un filo più sostanziosi.

Domanda di fondo: quanto è costato al contribuente italiano il combo superbonus-reddito di cittadinanza, stella polare dell’illuminata politica economica di questi espertoni? Il reddito di cittadinanza ha comportato un impegno totale di spesa pubblica di circa 35 miliardi di euro, gettati per cultura e pratica della mera assistenza senza alcuna prospettiva di sviluppo. Ma questi soldi sono perfino pallidi bruscolini di fronte al superbonus: al 31 marzo un onere per lo Stato di circa 132 miliardi di euro, dati Enea: una cifra mostruosa che, invece della strombazzata rivoluzione del settore, ha fruttato una ricaduta pratica su un marginale 4% del patrimonio edilizio nazionale: in pratica un ristretto giro di signori si è ristrutturato il box o l’attico, a spese del contribuente.

La somma di questa illuminata politica degli illuminati – che essendo noi più generosi dell’Istat arrotondiamo per difetto – è 165 miliardi di euro. Per darvi un’idea di quanti sono, pensate che l’ultima manovra, la legge di bilancio, consta di circa 22 miliardi di euro. Costoro hanno aperto un buco di 165 miliardi in mera assistenza, mancette e bonus per pochi, condannando peraltro gli strati sociali in maggiore difficoltà economica e aggravando non di poco la situazione del debito pubblico, già notoriamente non idilliaca.

E oggi questi qua fanno i Keynes di circostanza e danno lezioni di politica economica? Dopo che il governo di centrodestra ha preso il rapporto deficit-pil all’8% e l’ha portato quasi al 3 (correggiamo, 3,1 scarso, se no arrivano gli eurocrati con le tabelle)? È una follia che non possiamo accettare: le lezioni di economia da Giuseppe Conte e affini no, è davvero troppo.


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