L’ideona dell’Unione Sovietica Europea contro la crisi: non vivete!
Giovanni Sallusti · 20 Aprile 2026
Cari ascoltatori, sono tempi quanto mai infuocati e incerti, le notizie si susseguono e vanno dal poco rassicurante all’inquietante: attendiamo il nuovo round di colloqui in Pakistan fra Stati Uniti e Iran, Trump usa carota e bastone, ventila che la firma di un accordo è vicina, forse domani sera, ma ricorda anche che mercoledì scade il cessate il fuoco e sarà pronto a riprendere più vigorosamente la guerra. Gli ayatollah alternano chiusure totali a timide aperture, si dicono disponibili a negoziare in Pakistan, ma restano intransigenti sul nucleare, che invece è la premessa indispensabile per parlare di pace.
L’unica certezza che abbiamo è la radicale, cronica inadeguatezza dell’Unione europea: si avvicina il 22 aprile, giorno in cui sarà svelato il piano comunitario per affrontare la crisi energetica, e le indiscrezioni che escono sono una peggio dell’altra, tutte nel segno di dirigismo e burocrazia allo spasimo, una totale scissione dalla storia, che è la vera causa dei problemi dei popoli europei, ben prima e ben più dei comportamenti degli alleati.
Oggi apprendiamo che l’idea base di questo documento eurocratico sarà suggerire ai Paesi membri e quindi alle relative popolazioni una ”economia del comportamento”, e già così a chi mastica il vocabolario di una società liberale si gela il sangue. Il leviatano di Bruxelles che vuole suggerirti, orientarti, condizionare il tuo comportamento: già solo per questo la bozza merita la sua destinazione naturale, il cestino. La parola d’ordine è ridurre i consumi, cioè smettere di crescere anche quel poco: insomma, l’idea geniale è affrontare la crisi aggravando la crisi.
Il provvedimento bandiera sarebbe introdurre almeno un giorno di smart working obbligatorio a settimana, un classico dell’era della pandemia, dirottare i consumi dal petrolio al gas, e dare incentivi a chi dirotta i picchi di consumo sulle energie rinnovabili, come se si potessero eterodirigere a piacimento. Insomma un risiko che, a tavolino, pretende di dettare i comportamenti di un intero continente. C’è poi l’intenzione di favorire gli spostamenti con mezzi pubblici, idea nuovissima eh, ma appena sentono odore di austerity lorsignori provano un brivido: giornate senza auto, mobilità elettrica. Peccato che in tutto il Vecchio continente i mezzi elettrici siano fra i 5 milioni a mezzo e i 6 milioni, il che vorrebbe dire lasciare a piedi almeno l’80% dei cittadini, tendenzialmente quelli non privilegiati – quelli che ogni mattina affluiscono dalle periferie al centro delle città, a causa del vecchio vizio reazionario di lavorare – perché l’auto elettrica costa. Ma i centro città devono diventare il paradiso delle paturnie ztl…
Ovviamente si parla anche di meno riscaldamento, consumi spostati fuori dalle ore di punta; e anche piano con le caldaie, siamo invitati a temnerle sotto i 50°. E così via, una serie di proposte tutte indirizzate al condizionamento, una versione soft e ipocrita di Unione sovietica: la Ue suggerisce, spinge, prova a vincolare tutti per il loro bene, cioè pretende di comprimere le libertà e i comportamenti individuali come ricetta anti crisi energetica. E sullo sfondo, intangibili, rimangono saldi i due dogmi dell’eurocrazia: il sacro graal del Patto di stabilità e il sacro graal del green deal. Se le cose staranno così, l’ipotesi migliore è che andrà tutto malissimo.
