Quel debole di Aska per i galantuomini di Hezbollah

· 16 Aprile 2026


Cari ascoltatori, se qualcuno di voi avesse ancora dei dubbi sui galantuomini di Askatasuna, su che cosa rappresentano e sui loro riferimenti, per non dire del mondo che hanno in mente, può rispolverare il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. O anche “con chi vorresti andare”. Ci riferiamo a una rivelazione che trovate sul sito del Giornale, contenuta nella memoria per il processo di primo grado ai suddetti galantuomini, allestita dal sostituto procuratore Emanuela Pedrotta, incaricata dalla procuratrice Lucia Musti.

Questo atto è confluito nell’appello, dopo che il Tribunale di Torino ha rigettato l’accusa di associazione a delinquere. Ma non ci interessa la questione giudiziaria, il garantismo vale anche per i galantuomini di Askatasuna. Ci interessa invece il tic culturale, l’antropologia, il linguaggio, i riferimenti di questi signori.

Queste carte riguardano i colloqui tra l’imputato Mattia Marzuoli, secondo la Procura il ‘numero due’ di Aska, e due sodali, ai quali diceva, con un francesismo, che “l’organizzazione non può definirsi come un semplice collettivo, ma come un fottuto partito”. Continuano le carte della Procura: “Indicativo in tal senso è quanto emerso durante la conversazione, nel corso della quale sottolineano la necessità di intraprendere un percorso che li porti, anche se ci vorrà del tempo, a una dimensione tipo partito, tipo alla Hezbollah, o alla sudamericana o alla Eta”. In queste carte, che al momento non hanno un precipitato giudiziario, c’è un senso molto interessante da un punto di vista culturale, valoriale, storico.

Diciamo questo perché Hezbollah, che significa il partito di Dio, cioè Allah, quindi un partito teocratico, è stato creato subito dalla prima guida suprema, Khomeini, per esportare la rivoluzione islamista tramite attività di terrorismo, jihad e azioni che mirino a diffondere quell’ottica apocalittica che loro appartiene. Hezbollah è stato protagonista di attentati contro forze israeliane, contro civili, anche all’estero; nel corso degli anni è diventato una delle braccia più robuste della piovra terrorista manovrata da Teheran, che da decenni martella i civili del nord Israele mandando razzi, missili contro scuole, campi di calcio, supermercati, luoghi della vita quotidiana.

Gli Stati Uniti lo hanno definito movimento terrorista, ma soprattutto è terrorista nella pratica, nel nome dell’ideologia teocratica islamista. Bene, i galantuomini di Aska, gruppo che opera in Italia, guardano come modello a questi qua, a Hezbollah. Se non siamo inquietati da questo, vuol dire che abbiamo alzato troppo la nostra soglia del dolore culturale.


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