Cgil anti capolarato? Ma vuole più migranti

· 10 Aprile 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali. Tra questi, Tognini analizza tutte le ipocrisie ormai manifeste della sinistra, in particolare della Cgil. Il sindacato guidato da Landini si scandalizza (o finge di scandalizzarsi) per i problemi riguardanti il caporalato e i cosiddetti ghetti agricoli, ignorando tuttavia la causa delle tragiche morti dei braccianti: l’immigrazione irregolare, che crea puntualmente fantasmi da potere sfruttare.

Prendiamo il caso di Pesaro. A inizio aprile la squadra mobile locale ha effettuato un giro di ricognizione in una delle aree più problematiche della città marchigiana – tra l’altro a guida Pd – e tra i vari soggetti identificati c’è un gambiano già noto alla polizia che aggredisce gli agenti e ne ferisce quattro, per un totale 77 giorni di prognosi. Drogato e con problemi psichici, il gambiano viene portato al pronto soccorso dove replica la sua furia, causando problemi anche là. Il segretario della Cgil locale, Pierpaolo Frega, s’indigna: “Il cittadino, oltre che tossicodipendente e noto alle cronache giudiziarie, è affetto da una grave patologia psichiatrica. Cosa si è fatto nel tempo? Nel corso degli anni non si è mai riusciti ad espellerlo; si sono utilizzati provvedimenti dettati dalla politica totalmente inefficaci. Non esistono strutture per misure detentive psichiatriche che potrebbero contenere e gestire le sue patologie”.

Tutto assolutamente giusto. C’è solo un problema: ovvero che Frega non condivide le proprie preoccupazioni con i suoi compagni e non se la prende con la sua compagine politica di riferimento che da anni si batte per spalancare le frontiere ed osteggia ogni tentativo di espellere gli stranieri che causano guai. Ormai per essere un esponente della Cgil devi prendertela con il governo e con la destra: mica può trovare altri colpevoli. Ed è altrettanto interessante quello che scrive la stessa Cgil sul terribile caso di Alagie Singathe, bracciante agricolo migrante di 29 anni che si è impiccato nel ghetto di Torretta Antonacci (provincia di Fogggia): straziante approdo di anni di sfruttamento nei campi di pomodori. “Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica dell’Italia, dell’Europa e dei diritti traditi – sostiene la Cgil locale -. La scelta definitiva che ha compiuto Singathe è il risultato diretto di scelte che rendono le persone invisibili negando loro lo status di lavoratori per confinarlo in quello di clandestini”.

Non vogliamo più ghetti? Perfetto: allora bisogna prima eliminare l’immigrazione irregolare che li rifornisce di materiale, altrimenti tutto continuerà a funzionare come prima. E a qualcuno dà fastidio. Del resto – esattamente come accadde qualche anno fa, quando ci fu il blocco degli ingressi negli Stati Uniti e si rialzarono subito del 5% gli stipendi nell’acciaieria americane – questo si continua a non farlo in Italia, perché si vuole precarizzare il lavoro. Diamo dignità al lavoro: non esistono lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma semmai esistono salari che è giusto che gli italiani non debbano più accettare perché perché siamo un Paese di alto valore aggiunto. Ci vuole anche dignità del lavoro: ed è evidentissimo che i nemici della dignità del lavoro oggi siano quelli che lo precarizzano.


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