La democrazia del Partito democratico: no alla Lega in piazza
Giovanni Sallusti · 8 Aprile 2026
Cari ascoltatori, chiediamo scusa se scomodiamo Pasolini, Sciascia, Flaiano, per delle minutaglie della cronaca quali sono le posizioni politiche del Pd. Ma la diagnosi si conferma: l’unico fascismo sopravvissuto è quello degli antifascisti e, per quanto attecchisca nel mondo grottesco dell’attuale sinistra italiana, con una notizia grave di per sé, per principio. Eccola: per il Pd milanese la manifestazione del 18 aprile della Lega e del Movimento dei Patrioti europei, dove convergeranno gruppi politici che siedono nell’Europarlamento grazie a libere elezioni – quindi come ci insegnano i soloni eurocratici, nel luogo dove si esercita la democrazia del continente – ecco, non si deve tenere, ne chiedono il divieto. Non fingono neanche più, danno libero sfogo ai loro istinti autoritari.
L’ideona è scritta in un ordine del giorno depositato da Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano, del Partito democratico, la quale chiede che l’avversario politico non possa tenere una manifestazione di piazza. Siamo in uno scenario compiutamente orwelliano di realtà capovolta, dove il partito che non vuole far parlare gli avversari si chiama Partito democratico.
Buscemi e le anime belle a lei correlate vedono nell’evento dei Patrioti una palese violazione della Costituzione soprattutto nel concetto di remigrazione, che a loro avviso consisterebbe nella “espulsione forzata o incentivata di stranieri, inclusi coloro che hanno ottenuto la cittadinanza o sono nati in Italia, sulla base di criteri etnici o razziali”.
Ma chi diavolo propone criteri etnici o razziali? Sostenere questa cosa è da querela per diffamazione. Non c’è nel programma della manifestazione, men che meno nell’agenda di questi partiti, un criterio etnico o razziale per discriminare le persone. Se ci fosse reagiremmo pure noi, che ci chiamiamo Radio Libertà. Ovviamente non è così: il concetto di remigrazione, piuttosto, rappresenta un legittimo contrasto alla piaga dell’immigrazione incontrollata, che prospera sul traffico di esseri umani, che mina la sicurezza delle nostre città e in prospettiva la nostra stessa identità culturale. La remigrazione mira a ripristinare la legge, e a rimpatriare, riaccompagnare o espellere chi non ha diritto a rimanere nei Paesi europei. Non c’è traccia di discriminazione etnica.
Questo ordine del giorno è poi disseminato di chicche: anche la data scelta, il 18 aprile, sarebbe una provocazione, secondo i democratici, perché cade a una settimana dal 25 aprile. Esatto: non si può tenere un evento politico il 18 aprile, perché è una settimana prima del 25, giorno che fra l’altro, al di là della caciara retorica, festeggia la liberazione dalla dittatura, il ritorno della libertà politica, civile, del pluralismo. In nome di questo vorrebbero impedire all’altro di parlare: se la guardi da fuori fa ridere, ma se pensi che è l’idea della presidente del Consiglio comunale della seconda città d’Italia, l’esponente di pregio del Pd, principale partito dell’opposizione, allora diventa inquietante. Comunque, costoro hanno davvero chiesto al Prefetto e al Questore di valutare seriamente l’opportunità di autorizzare la manifestazione.
A proposito, l’evento ha quest’ordine del giorno: “difendere i valori dell’Occidente”, fra i quali c’è quella libertà che lorsignori vogliono negare; “la nostra cultura”, cui non siamo disposti a rinunciare, dovremmo forse abbandonare quell’esperienza di 2.500 anni almeno, che va da Socrate all’avanguardia del Novecento? Poi “le nostre tradizioni”, che non troviamo sbagliate, né vetuste a prescindere; così come, se ha ancora un senso quell’oggetto democratico che è lo Stato-nazione, hanno ancora un senso i confini, altrimenti finiamo in un minestrone in cui della cultura non resta niente.
Questa è l’agenda della manifestazione: di razzista non c’è nulla. Come sempre, i veri fascisti siete sempre e solo voi.
