Trump vs euroipocriti: “Alleati? I Paesi del golfo”

· 2 Aprile 2026


Cari ascoltatori, l’imbelle classe dirigente europea ce la mena da settimane sul fatto che Trump non avrebbe una strategia né obiettivi chiari, che si è impelagato in una cosa che non conosce, seguendo una linea folle. Ma gli aedi mediatici del mainstream che incensano gli imbelli ovviamente non parlano dell’assenza drammatica dell’Europa da ogni scenario attuale e da ogni prospettiva futura. Comunque, lorsignori volevano la strategia? Eccoli serviti: il presidente l’ha illustrata nel discorso che ha tenuto nella notte italiana, in cui per la prima volta ha messo in fila tutti gli elementi parlando alla nazione americana. Riprendiamo i punti chiave.

“È un mese che è iniziata l’operazione Epic Fury contro l’Iran e le nostre forze armate hanno registrato vittorie sul campo di battaglia. La maggior parte dei leader iraniani sono morti, le loro navi sono andate, le loro forze aeree sono in rovina. Gli altri presidenti hanno fatto errori con l’Iran e io li sto correggendo”. Questo è un punto chiave, la premessa indispensabile.

Trump sostiene che i precedenti leader americani abbiano fatto un errore clamoroso sottovalutando o addirittura coccolando gli ayatollah. Questa cosa la dice dalla fine degli anni ‘70, da quando era un giovane rampante dell’élite newyorkese, ai tempi del macro-fallimento di Carter sulla vicenda degli ostaggi: gli Stati Uniti si sono fatti prendere in giro da un nemico esistenziale.

Più di recente c’è stato il grandissimo abbaglio democratico obamiano di stipulare un accordo sul nucleare, di portare gli ayatollah a un tavolo sperando in una razionalità condivisa, senza curarsi di quel che diceva anche Henry Kissinger, non uno qualunque: noi trattiamo sul nucleare con gli ayatollah ma non capiamo che loro hanno trasformato l’Iran e non rappresentano una nazione, rappresentano una causa, quella della rivoluzione islamista globale, escatologica. Sul terreno della razionalità quelli non li si porta.

Trump, più bruscamente, dice la stessa cosa, e aggiunge: “Abbiamo cancellato i loro siti nucleari, avrebbero potuto colpire qualsiasi posto sulla terra, avevano armi che nessuno pensava che avessero, ma l’abbiamo scoperto dopo che le abbiamo scovate”. Trump ha poi spiegato che l’Iran, fondato sulla rivoluzione permanente e l’islamizzazione del mondo, non può in nessun caso essere dotato dell’arma nucleare, a maggior ragione se le parole d’ordine di chi comanda sono morte a Israele e morte all’America. Questo è il vero interesse nazionale dell’intervento americano in Iran.

E ancora: “I nostri obiettivi strategici sono vicini all’essere completati. Lo faremo rapidamente, in due o tre settimane riporteremo l’Iran all’età della pietra”. È una minaccia tipicamente trumpiana, che serve a tenere aperta la porta del deal con quel che resta del regime, se scenderà a miti consigli, visto che un cambio c’è già stato, perché tutti i loro leader sono stati uccisi, la prima fascia e anche la seconda fascia di gerarchi nazi-islamici.

Un particolare non da poco è che, nel suo discorso, Trump ha ringraziato gli alleati. Ma chi sono oggi gli alleati dell’America, ai suoi occhi? Come dimostra anche la cronaca, sono i Paesi del Golfo: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Kuwait, Oman. Questo per noi non è un bel segnale, indipendentemente da cosa si pensi della guerra. Non sosteniamo che l’Italia dovrebbe prendere iniziative che ci coinvolgano direttamente sul fronte bellico, ma non si può ignorare che se per l’America oggi i principali alleati sono i Paesi del Golfo, la nostra posizione non è esattamente confortante.

Trump ha infine invitato all’azione i Paesi interessati dal blocco di Hormuz, fra i quali l’America non c’è perché ha raggiunto l’autonomia energetica, stanando così l’ipocrisia europea. In sintesi, la diagnosi di Trump è chiara: dopo gli errori in serie delle varie amministrazioni Usa sulla minaccia iraniana, ora deve essere reso impossibile che Teheran abbia l’atomica, il loro programma nucleare va azzerato, e così quello missilistico. La porta rimane aperta se quel che è rimasto del regime vuole chiudere un accordo, rinunciando alla causa terroristica e rivoluzionaria. E ha concluso con un appello agli alleati d’Occidente sulla questione energetica. Vi piaccia o no, questa è la strategia, e chi vuole stare nella realtà si deve relazionare con questo Trump, non con la sua caricatura.


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