Legge elettorale o no, il punto è: meno tasse e meno Ue!

· 30 Marzo 2026


Cari ascoltatori, sono giornate di movimento nella coalizione di governo che cerca di ripartire dopo la sconfitta al referendum. Muovendoci fra siti e testate online ci siamo imbattuti in un titolo, che sui giornaloni mainstream sta prevalendo: il concetto espresso da sia Corriere sia Repubblica è che “Meloni va avanti, il primo obiettivo è la legge elettorale”.

Ora, che il primo obiettivo per ridare vita all’azione di governo e soprattutto all’entusiasmo del popolo di centrodestra sia la legge elettorale, insomma, mette un po’ di tristezza: gran parte della responsabilità è sicuramente dei titolisti che hanno sintetizzato così, non crediamo che sarà proprio quello, a maggior ragione dopo la lezione del referendum. Noi speriamo che il primo obiettivo sia un colpo autentico, di contenuto, che abbia un impatto nella trincea dell’economia reale dove il popolo di centrodestra si dibatte: le partite Iva, piccoli imprenditori, commercianti, artigiani, lavoratori a vario titolo, perché le distinzioni novecentesche sono saltate.

Ecco, secondo noi in quella direzione bisogna andare: un segnale forte, magari doppio, perché sono due i tasti della stessa tastiera che aspettano di essere suonati in un’ottica di centrodestra. Il primo è un’operazione fiscale impattante, diffusa sul ceto medio, che non sono i nuovi ricchi ma i nuovi esposti, tengono in piedi l’Italia stando in bilico sulla proletarizzazione. Ecco, quel ceto invoca un palpabile abbattimento di tasse, non solo ritocchi sui decimali delle aliquote, che sono un bel vedere nelle grafiche ma nella vita vera serve altro.

L’altro aspetto, su cui si è espresso il ministro Giancarlo Giorgetti e che ha ribadito oggi come cavallo di battaglia politico il vicepremier Matteo Salvini, è la seconda faccia della medesima medaglia: il Patto di stabilità deve cessare di essere un dogma pari alla Trinità. Non è un sacro graal ma un freno, creato in un continente anomalo dove le economie reali si devono adeguare alle direttive e alle paturnie dell’euro gabbia, alle tavole della legge calate da Bruxelles su Paesi, popoli, filiere economiche diverse fra loro.

Il Patto di stabilità è l’anacronistico bastone tra le ruote di un’economia che può ripartire, uno degli ultimi moloch con cui il dirigismo Ue cerca di piegare i mercati plurali alle regole dei funzionari di Bruxelles, mercati che per loro natura sono in continua evoluzione, mentre i Paesi i cui governi volessero fare quella rivoluzione fiscale sono imprigionati nell’euro-gabbia.

Quindi ribadiamo: i primi obiettivi per il rilancio del centrodestra, i due fronti, che sono poi due aspetti di uno stesso problema, sono giù le tasse e basta eurofollie, dal Patto di stabilità al green deal. Non la legge elettorale, che comprensibilmente va rivista per garantire la governabilità: va benissimo, ma lasciamo quell’entusiasmo ai retroscenisti. A noi interessa di più l’economia reale.


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