Ok il record contro l’evasione. Proviamone un altro: giù le tasse!
Giovanni Sallusti · 26 Marzo 2026
Cari ascoltatori, oltre gli imperdibili dossier Del Mastro e Santanché e tutti i suoi addentellati del politichese, non ci crederete ma la vita del Paese va avanti. Oggi, per esempio, è stato diffuso un dato reale che corrisponde a un record: i 36,2 miliardi recuperati dall’evasione fiscale nel 2025, che corrispondono a 2,8 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Si tratta del dato più alto di sempre, come hanno comunicato sia la premier Giorgia Meloni sia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il quale poi ha sottolineato un aspetto fondamentale per qualunque liberal conservatore.
Giorgetti ha detto: “Tale crescita è stata sostenuta dall’incremento dell’occupazione e dei salari, così come dai progressi ottenuti nell’emersione del lavoro nero”. Cioè, non è aumentata la presenza del leviatano fiscale nelle tasche di lavoratori e imprenditori, ma il risultato è ascrivibile a più occupazione, a salari migliorati e a un’azione seria di recupero dell’evasione. Giorgetti ha anche ricordato le iniziative sulla politica fiscale, soprattutto guardando ai ceti medio-bassi, per esempio il taglio strutturale del cuneo fiscale e le aliquote Irpef ritoccate al ribasso. Tutto questo è una buona notizia, certo, ma una buona notizia a metà.
La metà mancante, che noi auspichiamo e anzi invochiamo, è – fermo restando che siamo felicissimi di questo record nel recupero dell’evasione: facciamo un altro record, quello dell’abbattimento di tasse per il ceto medio, facciamo un’operazione fiscale vera, facciamo il record di estensione della flat tax. In breve, passiamo alla pars costruens, proattiva, diamo il via in questo ultimo scorcio di legislatura a un abbozzo di rivoluzione fiscale: il popolo di centrodestra, per la sua stessa natura, se lo aspetta. Non è un auspicio polemico perché il dato di partenza è ottimo, una lotta all’evasione che non è sinonimo di fisco vessatorio (come invece era stato nei governi giallorossi, nei governi tecnocratici di lor signori) ma di serietà e pragmatismo.
Ma poi, insistiamo, c’è l’altra possibile metà della fotografia che Giorgetti ha fatto, quella da scattare ancora: l’opportunità per il centrodestra di rispondere all’esito nefasto del referendum con un colpo di reni, non con le manovre politichesi delle dimissioni di questo e quell’altro. Parliamo di un rilancio dell’azione di governo su uno dei versanti chiave di ogni centrodestra: finora abbiamo interrotto il saccheggio, recuperato più evasione, dato sollievo ai ceti bassi, e tutto nel mezzo di una congiuntura internazionale sfavorevole; ma quello di centrodestra non è un elettorato che si accontenta, se no voterebbe altrove.
E allora, proviamo a fare questo nuovo record, l’abbattimento delle tasse al ceto medio, l’estensione della flat tax, la rivoluzione fiscale: sarebbe il modo migliore di parlare al proprio popolo, ai lavoratori e agli imprenditori italiani. Con un ulteriore effetto benefico, di mettere di nuovo in difficoltà un fronte delle opposizioni fin troppo galvanizzato: se tornasse al governo allora sì che sarebbe un guaio, perché la prima cosa che farebbe è mettere subito le mani nelle nostre tasche.
