Nel saluto al senatur tutta la felice anomalia della Lega

· 23 Marzo 2026


Cari ascoltatori, il funerale è il momento che celebra un compimento, e con un paradosso tutto umano è anche il momento culmine della vita, anche se spesso si riduce a rito formale in cui chi è rimasto deve farsi vedere, per poi tornare alle sue incombenze quotidiane. I funerali di Umberto Bossi a Pontida, che Radio Libertà ieri ha trasmesso in diretta, sono stati il contrario, un rito autentico: l’intensità con cui il Senatur è stato commemorato la si è vista prepotentemente nei volti dei presenti, nelle tristezze, nei silenzi. E il segno nel mondo che ha lasciato ci dice qualcosa proprio del mondo, del ruolo che la persona vi ha giocato, di quanto ha inciso sulla realtà, indicando così anche come quell’opera può essere continuata facendo – ancora con paradosso tutto umano – vincere la vita.

Perfino sui giornali di oggi nessuno è riuscito a negare questa autenticità: c’erano i vertici dello Stato, quelli della politica romana avrebbe detto lui; c’era la presidente del Consiglio, c’era il presidente del Senato, c’erano ministri, figure importanti dell’imprenditoria e delle professioni. E poi c’erano le persone, non in quanto “gente” che è un concetto sfuggente e strumentalizzabile, ma in quanto singole persone tutte insieme, con quell’entusiasmo trattenuto, rispettoso, ma vivo: questa è la somma della traiettoria politica di Umberto Bossi, portare le ragioni di quel popolo ai tavoli dove si decide, renderlo anch’esso élite in quanto classe dirigente, classe politica.

L’idea di Lega che aveva Bossi ha avuto un peso al di là della mera somma dei consensi, perché rappresentava delle ragioni, rappresentava una questione, rappresentava dei territori. Con Bossi la classe dirigente si è reimmersa nel popolo, fra l’altro dimenticato dalla sinistra post-comunista, e questa è stata la sua anomalia, con le sue sbavature talvolta financo volute, essendo l’uomo molto intelligente. Ieri questo calderone si è saldato nella celebrazione che ha unito persone con un vissuto e dei percorsi molto diversi.

Parliamo ancora oggi di tutto questo perché il saluto a Bossi ha mosso profondamente il presente e dice qualcosa anche sul domani. La metafora della Lega come ‘comunità in cammino’, che Matteo Salvini ha proposto dopo la cerimonia, è l’immagine riassuntiva di quel che è si è visto ieri: una comunità anzitutto extra-politica, una comunità che non scomparirà, anzi da ieri ha tratto nuova linfa, grazie al segno lasciato nel mondo e ancora vivo. Ieri è accaduto qualcosa di felicemente anomalo e lo vogliamo ribadire. Anche perché c’è proprio quell’anomalia all’origine della vostra radio.


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