“Parlando liberaMente” con Nicolò Zanon / Il referendum in sintesi: Anm contro società civile
Giovanni Sallusti · 21 Marzo 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Nicolò Zanon, ex giudice della Corte Costituzionale e attuale presidente del Comitato nazionale “Sì Riforma”, sul referendum confermativo per la riforma costituzionale della giustizia previsto per i prossimi 22 e 23 marzo, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e il sorteggio dei componenti dei due nuovi Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare.
“Se dovessi individuare il motivo basilare, essenziale per cui un cittadino non addetto ai lavori deve votare sì, indicherei un grande senso di liberazione, il rendersi conto di avere l’enorme potere di fare una scelta di modernizzazione, di cambiamento contro le incrostazioni di potere arrogante che ci dicono ‘lasciate tutto com’è’. Io credo che questo sia il messaggio più importante: se siamo contenti di come funziona la giustizia oggi in Italia, non andiamo a votare o andiamo a votare no; ma se abbiamo dei dubbi, andiamo a votare e votiamo un enorme sì”.
“Coloro che combattono il ddl sostengono di volere difendere la Costituzione, ma in realtà tutti quelli che scendono in piazza per il No – forse non se ne rendono conto fino in fondo – lo fanno per difendere il potere dell’Associazione nazionale magistrati, che è il vero motore immobile di questa campagna contro la riforma. Il dato politico istituzionale rilevantissimo è che qua abbiamo una contrapposizione tra le forze e i comitati del Sì e la società civile da una parte e la magistratura associata dall’altra: una cosa che non si è mai vista in nessuna democrazia liberale. Qua abbiamo la magistratura associata che scende nell’agone politico e che si fa soggetto politico a tutto tondo per difendere il proprio potere. Questo è il punto sul quale andrebbe fatta una seria riflessione: evitare questa incredibile deriva”.
“Gli stessi sostenitori del No riconoscono che l’ordinamento giudiziario italiano è un po’ una singolarità nel panorama delle democrazie liberali comparabili all’Italia. Questa vicenda è l’eredità dall’ordinamento giudiziario voluto dal ministro Dino Grandi nel 1941, in pieno fascismo. Si trattava di un processo inquisitorio puro, che avrebbe dovuto essere smantellato dalla riforma del Codice di procedura penale del 1988 e dell’articolo 111 della Costituzione del 1999. Tuttavia, quando si è arrivati alla separazione delle carriere, ci si è sempre scontrati con una reazione di opposizione furibonda da parte della magistratura associata. Oggi abbiamo l’occasione di completare un tragitto verso un ordinamento giudiziario liberale, moderno, al pari con gli altri Paesi europei”.
“Un altro punto importante della riforma Nordio è l’intervento sul sistema delle correnti, che sono dei gruppi nati come associazioni ideali che tenevano insieme i magistrati che la pensano allo stesso modo sui grandi temi della giustizia, le quali però sono poi degenerate in centri di potere, luoghi attraverso i quali bisogna passare per fare carriera in magistratura. E così il Csm è diventato un luogo colonizzato dalle correnti. Il risultato è che se tu sei un magistrato e vuoi ottenere determinati provvedimenti dal tuo Consiglio superiore, devi andare a baciare la pantofola giusta.
Il sorteggio servirebbe a spezzare questo meccanismo, libererebbe le energie e la dignità di tutti i magistrati italiani. Ed è incredibile il paradosso dei tifosi del No al referendum: vogliono un Csm rappresentativo, peccato che se poi uno non è inserito in questo circuito rimane fuori da tutto, non è garantito come magistrato e vive una vita più difficile. Nel 2022 fu fatto un sondaggio all’interno dell’Anm, il 40% dei magistrati italiani votò a favore. Oggi invece la stessa Associazione si dice unanimemente contro”.
“Infine, c’è il tema dell’Alta corte disciplinare. A questo proposito vi racconto questo episodio. Quando venne assassinata la Contessa Alberica Filo della Torre, si scoprì solo dopo molti anni che l’autore dell’omicidio era stato il domestico filippino che le stava rubando i gioielli. Durante questo lasso temporale ricevemmo al Csm un esposto del marito e dei figli della vittima: lamentavano il comportamento professionale di quelli che avevano fatto originalmente le indagini così male e chiedevano che fosse rilevata nei loro confronti una responsabilità e che fosse inserito nel loro fascicolo professionale questa grave carenza. Si portò al plenum questa pratica, ma non ci fu nulla da fare perché il nostro Consiglio affossò questa richiesta determinandone l’archiviazione. Insomma: ci fu sciatteria e scarsa attenzione alla giustizia come servizio nei confronti dei cittadini, anche per questo adesso bisogna dare un segnale molto forte. E il Sì può essere davvero un contributo importante”.
