“Stupidate” le foto bruciate: Landini antagonista è peggio di Elly
Giovanni Sallusti · 16 Marzo 2026
Cari ascoltatori, stiamo rivedendo un Maurizio Landini scatenato, ma non temete, niente che riguardi il lavoro, i lavoratori, i salari, giammai. D’altronde si è ormai trasformato nell’uomo di riferimento dell’antagonismo italiano, per cui di che cosa parla? Ovviamente del referendum sulla riforma della giustizia.
L’ultima uscita è avvenuta in occasione dell’Assemblea generale del comitato centrale (c’è ancora una cosa chiamata così alla Fiom, nostalgia canaglia), ed ecco il ponderato, istituzionale parere di Landini: “Il voto del referendum vede da una parte chi vuole applicare la Costituzione e difendere la democrazia di questo Paese e dall’altra chi invece la Costituzione la vuole cambiare in maniera autoritaria”, insomma l’eterno spettro del fascismo sempre sul punto di ritornare. E anche una valanga di castronerie: la riforma della giustizia, infatti, consiste nella continuazione coerente, nel completamento della riforma del processo giusto, la riforma Vassalli, l’ex partigiano e politico socialista che l’ha tenuta a battesimo, cioè uno che il fascismo lo ha visto e combattuto in diretta, non sul divano 80 anni dopo la sua fine.
“Per questo è importante andare a votare, e votare No. Noi diciamo da tempo che bisogna far funzionare meglio la giustizia, bisogna fare le assunzioni, fare investimenti, usare maggiori tecnologie”, in pratica bisogna aprire il cordoni della spesa pubblica senza spiegare come, da dove prendere questi soldi, dove metterli, niente. E comunque, il referendum “non affronta questi temi, vuole cambiare sette articoli della Costituzione e ridurre l’autonomia della magistratura, di cui invece abbiamo bisogno. L’obiettivo del governo è essere meno controllato e poter influenzare la magistratura”.
A questo proposito, ci corre l’obbligo di ricordare a Landini che la Costituzione è stata già cambiata più volte e il fascismo non è mai tornato, anzi a volte l’hanno cambiata maggioranze di centro-sinistra, per esempio per il Titolo quinto. Questa riforma la si può contestare nel merito, punto su punto, ma non la si può attaccare su una falsità: non vuole ridurre l’autonomia della magistratura, al contrario copia e incolla espressamente il dettato costituzionale – proprio quello che Landini sventola come un feticcio – che parla dell’ordine giudiziario come autonomo e indipendente. Piuttosto Landini dovrebbe chiedersi perché si chiama ordine e non “potere”… La riforma renderebbe la magistratura più autonoma e indipendente perché è adesso che è controllata dalla politica, quella delle correnti, dove si fanno le carriere, si distribuiscono le nomine in base all’appartenenza ideologica. Un sistema deteriore che ha inquinato anzitutto il Csm, l’organo di autogoverno.
Ma chiudiamo in bellezza: a proposito della scena indecorosa e squadrista che si è vista alle manifestazioni antagoniste e dell’estrema sinistra (sempre più sovrapposta alla sinistra istituzionale), quando sono state bruciate le immagini della premier Meloni e del ministro della giustizia Nordio, Landini ha risposto: “Chi sta alimentando un clima fuori dai toni penso sia proprio il governo, a partire da chi collabora con Nordio”.
Ora non staremo qui a ricordare al capo della Cgil che il fronte del No ha definito chi voterà Sì come fascista, piduista, persona non perbene, indagato, imputato, paramafioso, criminale politico (detto da Giuseppe Conte, un ex presidente del Consiglio), tanto siamo certi che Landini queste cose se le scorda subito. Ma, tenta di avanzare Landini, “le foto bruciate sono stupidate e bisognerebbe dar loro il peso che hanno. Sono errori molto concreti, ma i toni vanno mantenuti da tutti entro i limiti”. Ma qui non è questione di toni, non è una stupidata bruciare l’immagine della presidente del Consiglio e del ministro della giustizia: è uno sconfinamento dell’alfabeto politico, anche il più duro, nell’incitazione alla violenza, nella squalifica dell’avversario come nemico senza dignità, da abbattere o da bruciare.
Il fatto che il capo del più grande sindacato italiano, quindi con un peso istituzionale, non condanni quel gesto in modo netto fa pensare a una strizzata d’occhio al cosmo antagonista come potenziale serbatoio di voti: ma Landini catapultato in una ottica di leadership politica probabilmente riuscirebbe nel capolavoro all’incontrario di farci rivalutare Elly, cosa alla quale non vogliamo neppure pensare.
