“Parlando liberaMente” con Claudio Velardi / Giudice a Napoli e pm a Roma: vi pare possibile?

· 14 Marzo 2026


Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Claudio Velardi, direttore responsabile de Il Riformista, sul referendum confermativo per la riforma costituzionale della giustizia previsto per i prossimi 22 e 23 marzo – che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e il sorteggio dei componenti dei due nuovi Consigli superiori della magistratura e dell’Alta corte disciplinare. 

“La capo del gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, è stata criticata per la frase del ‘plotone di esecuzione’ dei magistrati, ma alla fine ha detto una cosa banale, seppur non benissimo, che è stata utilizzata in una maniera strumentale e vergognosa anche se corrispondeva alla verità. Il plotone d’esecuzione lo abbiamo visto veramente all’opera il giorno dopo, quando Nicola Gratteri ha fatto quella telefonata con la cronista de Il Foglio, dicendole che poi ‘faremo i conti dopo il referendum’. In confronto a quel che ha affermato il procuratore di Napoli, la frase pronunciata dalla Bartolozzi era l’assoluta verità: detta in maniera un po’ concitata, ma comunque confermata il giorno dopo dal capo del No”.

“Nei giorni scorsi ho citato un caso clamoroso: un magistrato che fa il giudice a Napoli e il pm a Roma, contemporaneamente. Si chiama Michele Ciambellini, uno dei più impegnati della campagna per il No, il quale a un certo punto ha chiesto legittimamente il trasferimento nella Capitale per fare il sostituto procuratore generale in Cassazione. Peccato che, sempre in questi giorni, stia seguendo un processo contro un clan di camorra. Il Csm ha deciso di autorizzarlo a fare entrambe le cose con questa dinamica: per tre giorni a settimana resta a Roma a fare il pubblico ministero in Cassazione, quindi l’accusatore, e poi un giorno a settimana ritorna a Napoli a fare il giudice. Una farsa. E il fatto che il sindacato dei magistrati dica che è tutto normale, significa che si difendono dei privilegi inammissibili: le toghe pensano di poter fare quello che vogliono, di mescolare i ruoli a proprio piacimento”.

“La degenerazione del sistema della giustizia dal punto di vista mediatico nacque nel 1992, quando il fenomeno Mani Pulite mise a ferro e fuoco l’apparato politico italiano e mandò tutti gli esponenti più importanti in galera. In quel periodo il principale quotidiano italiano – il Corriere della sera – riceveva le linee guida dalla Procura di Milano e scatenò a favore di Mani pulite la madre di tutte le battaglie. Al giornale di via Solferino si aggregarono poi anche Repubblica, la Stampa e pure l’Unità, tramite un pool di redattori che stavano dalla mattina alla sera fuori agli uffici dei pm. Tutti coloro che hanno cercato di scardinare questo sistema l’hanno poi pagata: Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, in parte Massimo D’Alema (che poi abbandonò questa battaglia). Ora Giorgia Meloni sta tentando una riforma in maniera più accorta, più intelligente e, forse, vittoriosa”.

“La sinistra si è completamente avvitata, andando a rimorchio dell’Anm. Questo è avvenuto perché ha smarrito per strada le grandi battaglie ideali-culturali, nonché la sua ragion d’essere. Quando in giovane età entrai nel Partito comunista, quel movimento era pieno di avvocati che difendevano gli operai che occupavano le fabbriche e la povera gente licenziata e disoccupata. Poi, dopo il Sessantotto – quando si comprese che l’idea di giustizia sarebbe passata dalla rivoluzione popolare a quella dentro il sistema – molti militanti del Pci vennero invitati caldamente a diventare magistrati per infiltrarsi nel potere giudiziario costituito: così hanno deformato totalmente il messaggio originario. Guardate quanti tifavano per la separazione delle carriere e adesso hanno mollato questa battaglia per restare sul carro del sistema mediatico-giudiziario con la speranza di dare un colpo al governo. Insomma: la sinistra ha abbandonato la vocazione politica con la quale era nata”.


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