No atomica agli islamisti: il valore dell’azione di Trump
Giovanni Sallusti · 12 Marzo 2026
Cari ascoltatori, alcuni dei luoghi comuni più strillati dalle anime belle contro Donald Trump sono di essere un bieco affarista; di mettere in piedi comitati immobiliari e non operazioni geopolitiche, tanto meno di pace; di agire sempre solo per gretto interesse; di perseguire vantaggi economici autoreferenziati e altre cose simili. Se si spoglia la realtà da questo manierismo caricaturale, si troverà che alla sua base ha un riferimento alla tradizione della destra americana: Trump ha un’attitudine focalizzata sull’interesse nazionale, appunto da America first, addirittura jacksoniana se risaliamo alla tradizione populista, che per i conservatori americani non è una parolaccia fin dell’Ottocento.
Ancora più spesso, in Trump agisce un’attitudine realista, pragmatica, diciamo nixoniana, che pensa a un impegno selezionato, un’esposizione calibrata dell’America, sempre privilegiando l’iniziativa diplomatica, al perseguimento di un deal, tentando anche di coinvolgere terzi attori nelle trattative. Questo spirito lo si trova, per esempio, anche nella recente telefonata con Vladimir Putin.
Emerge meno, almeno dichiaratamente, l’inclinazione, ben presente anch’essa nella storia del Gop, più idealistica, nel senso dell’attenzione alla battaglia valoriale che è incastonata nella geopolitica: l’America come città sulla collina, punto di riferimento dei spiriti liberi contro l’impero del male, come diceva Ronald Reagan, postura che gli permise di vincere la guerra fredda contro il totalitarismo sovietico.
Trump preferisce suonare tasti realistico-pragmatici, per cui a maggior ragione la sua dichiarazione di oggi è una notizia, e la può ignorare solo chi è in malafede. Su Truth ha scritto, in premessa: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono guadagniamo un sacco di soldi”. Fra l’altro gli Stati Uniti hanno raggiunto la stabilità energetica durante il suo primo mandato: uno spartiacque geopolitico a favore dell’America, anche nella bilancia dei rapporti con le monarchie del Golfo, che oggi hanno perso il potere di ricatto che avevano impugnando l’arma dell’oro nero.
Trump ha proseguito: “Ma di ben più grande interesse e importanza per me come presidente è impedire a un impero malvagio, l’Iran, di possedere armi nucleari e di distruggere il Medio Oriente e il mondo: non permetterò mai che ciò accada”. Questa è una dichiarazione di principio dall’altissima temperatura valoriale, l’individuazione di una priorità. Dice, in pratica: più che il costo del petrolio che è mio interesse salga, poiché non sono solo il volgare affarista che dite voi, vi dico che quel che conta di più è impedire che un contemporaneo impero del male abbia armi nucleari.
E allora qui bisogna decidersi. L’Iran non ha mai deviato dal percorso intrapreso nel 1979, quando venne istituita la Repubblica islamica in nome di Allah, inclusa la diffusione dell’islamismo in Medio Oriente e nel mondo tramite destabilizzazione, costruzione di proxy terroristi, esportazione della jihad. Quest’ottica ha avuto il suo culmine nel macello nel pogrom del 7 ottobre. Né è mai venuta meno la retorica contro il grande Satana americano, il nemico principale; né la missione dottrinale di cancellare lo Stato degli ebrei dalla carta geografica.
Gli ayatollah non hanno mai arretrato nemmeno dalla volontà di costituirsi potenza nucleare, con una bomba in grado di realizzare gli obiettivi apocalittici di cui sopra, sparizione di Israele in primis: anche a Ginevra, nell’ultimo tentativo di dialogo trumpiano, i negoziatori iraniani, non i Pasdaran ma – almeno sulla carta – la parte dialogante, avevano detto agli inviati americani di avere già arricchito uranio sufficiente per 11 testate nucleari, e di giudicare un loro diritto inalienabile ottenerle ed eventualmente usarle. Insomma, era chiaro che questo impero del male islamista ed esportatore di terrorismo pronto a incendiare il mondo, era ormai alle porte.
Questa cosa, dice Trump, taglia la testa al toro, mette nell’angolo qualunque altra considerazione, anche sul petrolio, sui costi dell’energia, sulle ricadute economiche: è una questione che il mondo libero non può permettersi. Allora, come fate a chiudere gli occhi? I nazisti del nuovo millennio rischiavano di avere l’atomica: non è forse un profondo tema valoriale che può qualificare la guerra di Trump e di Israele come guerra giusta? Se non vi ponete questa domanda, allora implicitamente avreste accettato un mondo dove gli ayatollah avevano l’atomica. Parliamo di canaglie globali, antisemite, totalitarie che dichiarano di volerla usare: no, non possono averla, e quindi anche oggi diciamo grazie a Donald Trump.
