Vietato criticare i giudici che disfano la famiglia nel bosco
Giovanni Sallusti · 10 Marzo 2026
Cari ascoltatori, notiamo che i titoli sulla vicenda della famiglia nel bosco hanno virato su “il contrattacco dei magistrati”, “magistrati al contrattacco”: questo è il clima narrativo, cioè del tutto fuori fuoco. Una questione che riguarda il futuro di tre bambini e il rapporto con i loro genitori, l’intangibilità di un nucleo familiare, incluso il relativo aspetto giudiziario, è diventata una questione di attacco-contrattacco, di tifoserie da curva. Ma il tema è un dramma, il tema è quei tre bambini separati dai genitori con una decisione dell’autorità pubblica, atto che dovrebbe avere motivi estremi e fuori da ogni ragionevole dubbio, cosa che non è.
Invece l’ultima notizia è che Cecilia Angrisano, presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, e David Mancini, procuratore della Repubblica, hanno emesso un lungo e articolato comunicato stampa per stigmatizzare “il clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria, da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti”.
Ora, avremmo un’osservazione: fatto salvo che ovviamente non bisogna cadere nell’insulto o peggio nella diffamazione, in una democrazia liberale i procedimenti della magistratura sono suscettibili di critica, è il libero dibattito in una società libera. Capiamo che ultimamente l’Iran degli ayatollah tira molto presso le anime belle, ma se non si possono criticare le iniziative della magistratura, allora non siamo più in questo Paese, siamo in altri contesti.
Qualche domanda, poi, dovremmo farcela: in tema di diritto minorile, togliere i bambini a una famiglia è l’iniziativa più aggressiva: però non risulta che vengano prese analoghe misure in situazioni ben più gravi, per esempio nei numerosissimi campi rom sparsi per l’Italia, in cui i minori sono in condizioni sicuramente igieniche, scolastiche, di affettività nettamente peggiori rispetto a quelli della famiglia del bosco.
Il comunicato dei due togati prosegue dicendo che “ogni iniziativa giudiziaria di competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sancito nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale”. Anche in questo non dubitiamo sull’intenzione e sulla buona fede, ma la garante per i diritti dei minori ha ricordato che i bambini possono essere sottratti alla famiglia in presenza di palesi fenomeni di violenza fisica, psichica, affettiva: è il procedimento massimo e richiede una gravità massima. C’erano gli estremi, per questi due genitori che hanno la colpa di voler vivere una vita neo-rurale?
Tra l’altro è curioso che l’ideologia green in voga e i salotti delle ztl innalzino sempre peana al ritorno alla natura, ma appena una famiglia lo fa, viene perseguita con tutta la forza dello Stato e nessuno che protesti: questo è un grande cortocircuito. I magistrati hanno continuato auspicando “che la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private dei soggetti coinvolti, e di tutte le istituzioni chiamate ad operare, sia fondamentale per la miglior gestione di queste sofferte vicende umane, per le quali spetta all’autorità minorile il compito di assumere decisioni”.
Ma proprio per questo è sano che ci siano una stampa e un’opinione pubblica attente, che legittimamente dibattano di questi casi. Ieri sera, lo psicoterapeuta che segue la famiglia, ospite a Quarta repubblica di Nicola Porro, ha spiegato come quanto è successo costituisca già un trauma non rimovibile, che può condizionare la vita futura, lo sviluppo di questi tre bambini. Dopo l’ultima decisione si spostarli anche dalla casa-famiglia, e non far loro passare più neanche quelle poche ore con la mamma, si sono viste scene strazianti: non se ne volevano andare, uno di questi abbracciava la mamma.
Sono traumi che rimangono, lo dice uno psichiatra che evidentemente ha le competenze, mica le hanno solo i magistrati. Riflettiamo sui comunicati che sanno tanto di difesa corporativa, di fronte a traumi provocati che possono colpire la vita delle persone: essendo in uno stato liberale dove la magistratura si può criticare, noi continuiamo a sostenere che in uno stato liberale i bambini, i figli, non appartengono allo Stato.
