Non una di meno un cavolo: iraniane via dall’8 marzo

· 9 Marzo 2026


Cari ascoltatori, oggi abbiamo da raccontare una cronaca surreale che titoleremo “8 marzo italiano, troppo italiano”. Ieri, fra i vari cortei per la Giornata della donna, c’è stato quello romano di Non una di meno, movimento femminista e transfemminista (è importante affrancarsi di continuo dalla diceria reazionaria e criptofascista che i sessi siano due). Ed è successo che queste signore hanno cacciato dalla manifestazione le donne iraniane che a maggior ragione erano in piazza in nome dell’autodeterminazione della donna, della difesa del corpo, dell’anima, dell’integrità della donna quotidianamente minacciata, violata, stracciata dalla Repubblica islamica dell’Iran.

Quelle donne andavano abbracciate, ringraziate, andava portata loro la solidarietà più autentica: e invece sono state cacciate dal corteo. Lo ha raccontato al Giornale il presidente dell’Associazione Italia-Iran Mariofilippo Brambilla di Carpiano, assieme al responsabile romano Francesco Di Bartolomei, i quali hanno detto che “durante la manifestazione 10-15 cittadini iraniani erano presenti sul posto in modo completamente pacifico, senza alcuna tensione o comportamento violento. Nello stesso momento alcune associazioni e persone presenti, tra cui un gruppo di attiviste femministe, hanno formato una catena umana impedendo il loro ingresso nell’area”.

Ma non era una manifestazione di chi porta le ragioni della causa femminile, della lotta al patriarcato misogino, all’oscurantismo? Sì, ma patto che rientrino nello schema politicamente corretto: e le iraniane non vanno bene, rischiano di ricordare a tutti che la minaccia, anche per le donne, non è l’Occidente, che le libertà oggi non sono calpestate in Occidente.

I referenti dell’associazione hanno raccontato anche che “da parte di quel gruppo sono stati rivolti insulti e si sono verificati tentativi di creare tensione e provocare uno scontro”, mentre altre fonti hanno riferito che le transfemministe chiedevano agli iraniani e alle iraniane di andare via, tanto che una ragazza iraniana ha gridato “ora parlate delle ragazze uccise nel raid israeliano-americano” – sia chiaro, fatto tragico e non riscattabile, effetto non voluto di una campagna bellica – “ma dove eravate quando ci uccidevano in piazza?” Dov’erano le signore di Non una di meno quando macellavano a migliaia le donne iraniane, mitragliandole nelle strade, facendole bastonare dalla polizia morale perché chiedevano le libertà minime che le signore di Non una di meno possono praticare ogni giorno in Occidente? Non c’erano, non erano in piazza, non davano loro voce, e oggi scopriamo che le cacciano anche dai loro cortei proprio l’8 marzo.

D’altronde, Non una di meno già nelle le prime ore dell’attacco israelo-americano alla teocrazia misogina degli ayatollah aveva preso le distanze: non era tollerabile che le donne in carne e ossa venissero liberate nella realtà e non nella retorica social. Dissero anche che Trump e Netanyahu sono “il simbolo di un potere corrotto e decadente almeno quanto quello degli ayatollah”: cioè “almeno” equivalenti a un regime di assassini, torturatori, incarceratori di donne. Questo è l’8 marzo isterico delle signore di Non una di meno, doppiopesista e surreale. Per questo da Radio Libertà mandiamo un abbraccio doppio alle straordinarie donne iraniane, loro sì davvero in lotta, mica ‘ste qua.


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