Sanchez nuovo papa anti Trump: e a sinistra è subito “pedrofilia”

· 5 Marzo 2026


Cari ascoltatori, siamo travolti dall’irrefrenabile entusiasmo nel campo dei progressisti nostrani, ormai ufficialmente alleati dei peggiori oscurantisti del globo: il caravanserraglio delle anime belle, con il suo corredo di giornali di complemento e intellettuali di risulta, ha trovato un nuovo papa. Ovviamente straniero, visto è che a loro è strutturalmente impossibile partorire un’agenda alternativa sulla politica interna, men che meno su quella estera, in tempi rilevanti come questi. È il premier spagnolo Pedro Sanchez.

Sanchez arriva buon ultimo, ha un elenco lunghissimo di predecessori: fra quelli clamorosi, Obama è stata l’incarnazione, la quintessenza del papa straniero che avrebbe aperto una stagione di magnifiche sorti e progressive. E infatti la sua mossa di cercare un appeasement con il regime degli ayatollah si è rivelata davvero lungimirante… E che dire di Jeremy Corbyn, per mezz’oretta leader della sinistra britannica che voleva trasformare in un’accozzaglia antisemita ed estremista, e infatti è stato accompagnato alla porta perfino dai suoi.

Un altro papetto è stato Zapatero, vent’anni fa vessillo dei sinistrorsi italiani che ora stanno tornando in pellegrinaggio a Madrid. Oggi la parola d’ordine d’area su tg, giornali, agenzie e talk è: fare come Sanchez che ha detto no a Donald Trump. In pratica una specie di culto della personalità, che, ricordiamo, ha una consolidata tradizione nella sinistra del Novecento. Ma lo stesso Karl Marx diceva che nella storia le cose tornano sempre sotto forma di farsa: una certa differenza fra Stalin (e di altri dittatori protagonisti della tragedia del secolo breve) e Sanchez tendiamo a vederla. Per vedere il clima, basta leggere Repubblica, tutta un ininterrotto gridolino di entusiasmo per il premier spagnolo: l’articolo comincia con “No a la guerra, quattro parole in spagnolo che racchiudono la postura del governo di Pedro Sanchez”, anche se però poi ha aggiunto che la Casa Bianca ha detto che la Spagna coopererà: insomma è un po’ come le spese della Nato, la Spagna abbaia ma poi alla lunga torna a Canossa. Il ministro degli esteri spagnolo ha smentito, ma non è questo che importa a Repubblica, bensì che quello di Sanchez è stato il discorso “duro, lucido e profondamente pacifista” di un “maestro della resistenza spagnolo”: ed eccoci qua, all’immancabile resistenza a casaccio, quella contro il presidente degli Stati Uniti (ma la resistenza, quella vera, non aveva forse goduto dell’iniziativa militare americana…?).

Repubblica fa notare che Sanchez è “sopravvissuto” a scandali per corruzione – perché uno di sinistra è un sopravvissuto, mentre gli altri si beccano la pietra tombale politica – e che “aveva promesso che si sarebbe assunto le conseguenze politiche della decisione e Sanchez lo ha fatto ripescando il no alla guerra”, e “ricorda che non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità perché è così che iniziano le grandi tragedie dell’umanità”. In pratica il premier spagnolo mette sullo stesso piano il regime teocratico e terrorista degli ayatollah e gli Stati Uniti d’America, la più grande democrazia del globo, che fra l’altro è un alleato della Spagna e ne garantisce la difesa.

Niente, per Sanchez “dobbiamo imparare dalla storia, non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”: ma infatti lo sarebbe stato permettere a quei galantuomini di avere l’atomica, i negoziatori iraniani, alla farsa di Ginevra, hanno detto che l’Iran era pronto a produrre 11 bombe. E sarebbe stato saggio lasciare questo potenziale in mano a un regime che ha una visione millenaristica e apocalittica, e ha la missione di cancellare lo Stato ebrei dalla faccia della terra, e di fare una guerra santa contro l’occidente? Questa, altro che, sarebbe stata la vera roulette russa.

Repubblica stessa non si nasconde neppure: “Tutti con Pedro, la sinistra conquistata da un altro spagnolo”, e fa sfilare il trenino di leaderini entusiasti. Perfino Beppe Grillo è riemerso e ha elogiato il “buonsenso epico”, Sanchez come Omero. Per Elly Schlein bisogna “fare come Sanchez”, per Sandro Ruotolo “siamo tutti Pedro Sanchez” (no grazie), uno sfrenato Nicola Fratoianni ha esaltato il governo spagnolo guidato da Sanchez “nel respingere l’azione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele”.

Insomma, un tragico revival di compañeros la cui risultanza è che la sinistra italiana non ha nulla da dire, non ha alcuna bussola di questa crisi bellica: resta solo la ripetizione della farsa, l’adorazione di questo nuovo inverosimile papa straniero, che abbiamo il sospetto durerà anche meno dei suoi predecessori.


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