La commedia all’italiana del Csm: lottizzavano pure i tavoli del ristorante!

· 23 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, a quanto pare al Csm lottizzavano perfino il ristorante, perfino i tavoli della buvette. È tutto vero e lo trovate in un passaggio paradigmatico e spaesante della preziosa intervista pubblicata oggi sulla Verità a Nicolò Zanon, costituzionalista, ex vicepresidente della Consulta, presidente del Comitato per il Sì al referendum sulla giustizia. L’intervista è una miniera di ragionamenti giuridici e profonde chiavi argomentative per il Sì, per far avanzare il nostro sistema giudiziario verso i canoni delle democrazie avanzate.

La fotografia di quello di cui stiamo parlando sta in questo ricordo di Zanon. Federico Novella della Verità gli chiede: “Da ex membro del Csm, ha toccato con mano questo potere correntizio?” Risposta: “Ricordo alcune prassi divertenti. C’era una buvette all’ultimo piano del Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio superiore della magistratura. In pausa pranzo i togati ci andavano per consumare il pranzo su tre tavoli diversi”. E qui scatta la gerarchia ideologica al ristorante. “Il tavolo più grande e più bello, con vista sulla piazza, era riservato ai membri di Magistratura democratica e di Area, un’altra corrente progressista. Il tavolo un po’ più centrale era per la corrente centrista di Unicost”, cioè la logistica del ristorante corrispondeva con quella ideologica.

“Infine il tavolo un po’ più piccolo e appartato era per la corrente conservatrice”: un po’ in fondo, che si vedano poco, soprattutto non diamo la vista sulla piazza a questi magistrati di serie B. Questa è una fotografia perfetta: nel palazzo che ospita il Consiglio superiore della magistratura, il luogo dove al massimo grado dovrebbe essere rappresentata la solennità, l’importanza, la nobiltà dell’ordine giudiziario, perfino al ristorante veniva praticata la lottizzazione, perfino ai tavoli, assegnati secondo gerarchia delle correnti di appartenenza dei magistrati. Sembra una scena da commedia all’italiana, di Mario Monicelli, di Dino Risi, e invece è la realtà.

Zanon spiega poi come venivano lottizzati anche i magistrati segretari, e ricorda che il primo a scrivere che il pubblico ministero “è solo una parte del processo” fu Giacomo Materotti; e rammenta che fu il fascismo, con la proposta sull’ordinamento giudiziario di Dino Grandi, a teorizzare l’unità delle carriere tra giudici e pm, stanando così la stantìa retorica antifascista in difesa dei valori costituzionali e resistenziali che con il referendum non c’entrano una mazza, mentre c’entra una giustizia che sia davvero a garanzia anche dell’indagato.

I tavoli lottizzati del Csm, ecco con che cosa abbiamo a che fare: ecco perché da un punto di vista anche immediato, anche del cuore più che della ragione (pure il cuore ha le sue ragioni)  bisogna veramente mettere fine all’ideologizzazione dell’ordine giudiziario.


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