La Corte boccia i dazi di Trump: ma in America non c’era il fascismo?
Giovanni Sallusti · 20 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, adesso però li vogliamo tutti in fila, uno a uno, che chiedono scusa, gli editorialisti del giornale unico, i comici più o meno in disarmo, i primattori, le spalle e le comparse del fronte progressista, i sedicenti esperti politologi, gli inviati dalle loro terrazze di Manhattan.
Costoro ce lo stanno dicendo da quando Donald Trump ha vinto per la seconda volta le elezioni: c’è il fascismo in America, c’è la dittatura, l’America è diventata qualcos’altro e non è più la maggiore democrazia liberale del globo. Ebbene, la notizia di oggi è che la Corte suprema degli Stati Uniti, peraltro a maggioranza di giudici nominati dai Repubblicani, quindi di area conservatrice, ha bocciato i dazi di Trump. Però, signori, sospendete un attimo i vostri festeggiamenti, perché per un minimo di decenza dovete guardarvi allo specchio e chiedere scusa.
Allora no, non c’è il fascismo in America: l’America è ancora la più grande democrazia liberale del globo, dove ci sono un’amministrazione e un presidente in carica frutto del libero consenso degli americani; e ci sono, in parallelo, tutti i sistemi di contrappeso pensati dai padri fondatori; ed è intatta l’architrave del liberalismo, c’è una Corte suprema autonoma che può bocciare un provvedimento così dirimente per l’agenda politica della Casa Bianca.
Dovete chiedere scusa, cari, perché questa fola che c’è il fascismo in America ce l’avete propagandata in lungo e in largo, ci avete rotto i coglioni col fatto che la terra della libertà era diventata una sorta di Quarto Reich d’oltreoceano: adesso dovete dire una sillaba, dovete dire che vi eravate sbagliati.
La cronaca dice che al centro della controversia esaminata dalla Corte c’era l’utilizzo da parte di Trump dell’International emergency economic powers act del 1977, una legge concepita per consentire al presidente di intervenire rapidamente in presenza di minacce straordinarie alla sicurezza nazionale: quello che Trump reputa sia un deficit commerciale strutturalmente fuori scala rispetto a Paesi che, secondo il pensiero economico dell’amministrazione Usa, praticano una concorrenza sleale verso gli Stati Uniti. Sullo scenario globale la prima imputata è la Cina, sul micro-scenario dell’Europa Trump pensa anzitutto alla Germania.
Comunque, la Corte ha stabilito che questa legge non autorizza l’istituzione di un regime tariffario generalizzato e permanente come sarebbero i macro-dazi di Trump: il presidente può continuare a imporre dazi settoriali che gli permettano di combattere la guerra commerciale dichiarata all’America da altri Paesi, ma non un regime tariffario permanente, perché il potere di imporre tasse regolari al commercio, secondo i giudici, spetta al Congresso. La Corte ha riconosciuto che il presidente dispone di strumenti straordinari in presenza di minacce concrete immediate, ma ha affermato che un deficit commerciale di lungo periodo non costituisce di per sé questa emergenza. Questa è la conclusione cui è arrivata la Corte, a maggioranza conservatrice, con 6 voti contro 3.
Siamo certi che domani sui giornaloni gli editoriali saranno titolati “Ci eravamo sbagliati”, che gli esperti del nulla stanno già postando che “non era come dicevamo”, e che non è un caso che la Statua della Libertà a New York svetti intatta, Mamdani o no: in America c’è ancora la democrazia, vi eravate sbagliati, il fascismo in America è una cosa impossibile. Vediamo se uno di voi avrà l’onestà intellettuale di ammetterlo.
