Per le toghe rosse referendum=immigrazione

· 20 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, oggi si impone una domanda: ma la magistratura ha deciso che il referendum è anche sull’immigrazione clandestina? Ci riferiamo ovviamente solo alla parte ideologizzata delle toghe, magari minoritaria nei numeri, ma che diventa maggioritaria per il suo attivismo che finisce con esercitare un’egemonia anche sui suoi stessi organismi.

L’Associazione nazionale magistrati, sul referendum schierata espressamente per il No, pare proprio abbia deciso che la battaglia referendaria sulla giustizia è anche una battaglia sull’immigrazione clandestina e sull’immigrazionismo acritico che ne sta a monte (cosa ben diversa, lo ricordiamo sempre perché è importante, dall’immigrazione fisiologica e dalla civiltà di avere canali per il diritto d’asilo, per i veri perseguitati): l’idea che le frontiere siano un’anticaglia e che chiunque, a prescindere dalle decisioni politiche, possa passare i nostri confini.

Riepiloghiamo la cronaca recente: in questi giorni c’è stato il caso del risarcimento alla Sea-Watch per il fermo amministrativo del 2019, dopo che la capitana Carola Rackete aveva forzato un blocco deciso dal governo, speronando motovedette della Guardia di finanza e poi scaricando una quarantina di migranti irregolari. I giudici di Palermo hanno deciso che la Sea-Watch va risarcita con 76 mila euro nostri più le spese legali.

Nelle stesse ore il Tribunale civile di Catania ha disposto l’annullamento del fermo di un’altra nave della Sea-Watch, deciso dal prefetto il 25 gennaio perché aveva preso a bordo un carico di migranti in acque libiche senza concordarlo con le autorità locali, e quindi prestandosi di fatto al traffico clandestino di esseri umani. I giudici hanno rimosso anche questo fermo.

E ancora: a Genova il Tribunale civile ha annullato una sanzione inflitta alla Geo Barents nel settembre 2024 per motivi analoghi. Per non dire del caso surrealista, surreale non basta, dell’algerino che aveva accumulato 23 condanne e un numero imprecisato di espulsioni, ma solo sulla carta, perché il pachiderma burocratico arresta tutto, e alla fine era stato mandato in un Cpr in Albania. Bene, il Tribunale di Roma ha deciso che quella “deportazione” – termine che dovrebbe indicare le tragedia del Novecento e oggi è speso a casaccio – cioè quel provvedimento era improprio, e ha ordinato che il galantuomo venisse risarcito con 700 euro per lesioni della vita privata e familiare.

Ora, se uno mette insieme questi fatti avvenuti in poche ore, il dubbio viene, che questa parte della magistratura schierata per il No in realtà sia rivolgendo la sua azione contro il governo mettendo mano alla sua politica migratoria, cioè sbaraccando qualunque decisione si contrapponga all’immigrazionismo. E se la battaglia diventa questa, cioè se un referendum che entra nel merito della civiltà giuridica si trasforma in un referendum sul fatto che la magistratura possa o meno decidere le politiche sull’immigrazione e contraddire quotidianamente un governo figlio del consenso popolare, ecco, questo è un motivo doppio per andare a votare Sì.


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