76mila euro vostri alla Rackete: siete contenti?
Giovanni Sallusti · 19 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, siamo certi che siate molto contenti di dover sganciare soldi vostri e farli finire nelle tasche della la ong tedesca Sea-Watch, vi ricordate, quella che aveva una nave la cui capitana era la celebre Carola Rackete, capitana anche dell’immigrazionismo con dottorato in speronamento di motovedette della Guardia di Finanza. La cronaca marziana è la seguente: il Tribunale di Palermo ha disposto che il governo e la Prefettura di Agrigento, cioè noi (ricordate Margaret Thatcher? Diceva che non esistono soldi pubblici, esistono solo i soldi dei contribuenti), risarciscano con 76mila euro più 14mila di spese legali l’ong tedesca Sea-Watch per i danni subiti da una delle sue navi per la vicenda del 2019.
Vi ricorderete che durante il governo gialloverde il ministro dell’Interno Matteo Salvini esercitò una legittima politica dei porti chiusi, cioè la sovranità dello Stato sui propri confini. La signora Rackete, che comandava questa nave, decise di forzare il blocco e di attraccare a Lampedusa per far sbarcare una quarantina di immigrati. Aggiungete il capolavoro dello speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza nell’applauso corale delle anime belle, che se possono schierarsi contro le divise lo fanno subito, tipo richiamo della foresta.
Qual è il dispositivo perverso che ha innescato questa decisione? A luglio 2019 la nave Sea-Watch 3 fu sottoposta a fermo amministrativo: presentò opposizione al prefetto di Agrigento, che non rispose fino a dicembre, poi il Tribunale di Palermo, in seguito a un ricorso, dispose lo sblocco. Lo stesso Tribunale ora dice che la “non risposta” del prefetto avrebbe dovuto comportare in automatico la cessazione del sequestro, secondo il principio del silenzio-assenso. Insomma, tutto in cavalleria: bisogna restituire i soldi a questi benefattori.
È anche istruttiva la contabilità del risarcimento che trovate oggi su Il Giornale: per acqua, corrente, spese portuali e di agenzia la fattura emessa da Rackete è pari a 39.681 euro. Una seconda fattura riporta le spese per la benzina, 31.500 euro; poi ci sono gli avvocati di Rackete e Sea-Watch, anch’essi a carico dei contribuenti: 5mila euro più le spese legali di 14mila. Tutti questi soldi, che tireremo fuori noi e tirerete fuori voi, cadranno nelle tasche dell’organizzazione che forzò un blocco imposto dal governo italiano.
Chi ha deciso? Un tribunale, alcuni magistrati. E la campagna per il Sì al referendum non avrebbe potuto immaginare uno spot migliore. La consultazione non è direttamente su questo, ma se la parte più ideologizzata della corporazione togata emette sentenze come queste, surreali quanto gravose per i cittadini, percepisce il Sì come una minaccia, è la prova che bisogna votare convintamente Sì.
