Altri agenti indagati: basta caccia al poliziotto!
Giovanni Sallusti · 18 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, pare che uno degli sport più praticati ai nostri giorni sia la caccia al poliziotto: non solo da avversari delle forze dell’ordine, bande di delinquenti e criminali a vario titolo, ma a volte anche da altri uomini dello Stato, probabilmente seduti in uffici più confortevoli, sicuramente con stipendi maggiori e non in prima linea tutti i giorni come lo sono gli agenti. Non possiamo evitare l’impressione che fra essi ci siano rappresentanti di un pezzo di magistratura.
Vi ricordate la vicenda di Rogoredo? Per quella vicenda sono stati indagati altri quattro poliziotti, oltre all’assistente capo Carmelo Cinturrino che è sotto inchiesta per omicidio volontario. Il fatto di cronaca avvenne nel boschetto di Rogoredo, grande centrale dello spaccio, una di quelle zone franche dove decenni di politiche miopi sulla sicurezza hanno fatto arretrare lo Stato e dove le divise sono quotidianamente in trincea. Nell’ambito di un’operazione antidroga, questo poliziotto è stato minacciato dal 28enne Abderrahim Mansouri con una pistola in tutto uguale alla Beretta in dotazione alle forze dell’ordine. L’arma poi si rivelò caricata a salve, ma vallo a sapere, di sera, in quel boschetto, mentre un galantuomo con una sfilza di precedenti te la punta in faccia…
L’agente ha spiegato che, come da regole d’ingaggio, si è qualificato e ha intimato a Mansouri di fermarsi, ma lui ha continuato ad avvicinarsi, puntando la pistola; a questo punto, sentendosi in pericolo di vita, il poliziotto ha premuto il grilletto e l’ha ucciso. Ora non solo è indagato per omicidio volontario (per fortuna il nuovo decreto sicurezza azzera questo automatismo finora vigente anche quando la legittima difesa è evidente), ma sono finiti sotto inchiesta quattro colleghi: l’ipotesi accusatoria è che lo avrebbero aiutato a eludere le investigazioni, in particolare “avrebbero omesso di riferire sulla presenza sul luogo dei fatti di persone diverse dagli operatori dello Stato, della polizia, e avrebbero riferito in modo non conforme al vero la successione dei propri movimenti, la posizione e la condotta degli altri soggetti presenti, nonché i tempi impiegati per allertare i soccorsi”, che il pm ipotizza non siano stati chiamati immediatamente, mentre la vittima era ancora agonizzante, anche se in un altro passaggio pare risulti che sia morta sul colpo.
Noi non eravamo lì e non sappiamo se dopo la dinamica dei fatti, che sembra di palese legittima difesa, qualche collega non abbia rispettato alla virgola il manuale. Ma va considerato che un conto è il manuale, un altro è essere al boschetto di Rogoredo, in una situazione già di suo pericolosa, nei momenti di concitazione dopo che un tuo collega si è visto costretto a sparare. Immaginiamo che sia abbastanza normale che non si riferisca con esattezza matematica la successione dei singoli movimenti delle singole persone.
Tutto questo verrà verificato, ma non è il punto. Lo è invece l’impressione, cui non si può sfuggire, che spesso in questo Paese la polizia sia sotto assedio e non sia nelle condizioni di espletare il proprio lavoro, che è difendere tutti noi e garantire la nostra sicurezza. Così succede che in ogni dinamica, anche in questa che sembra veramente un caso di scuola di legittima difesa, finiscano nel mirino i poliziotti, che vengano indagati, che escano notizie a discapito dell’onorabilità e della tranquillità degli agenti. Insomma, un capovolgimento integrale. Tutto questo accade ogni volta, è una sistematica caccia al poliziotto, e a noi non piace affatto.
