Con la lista dei Paesi sicuri, è più sicuro anche il nostro
Marco Tognini · 13 Febbraio 2026
Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: tra i vari temi della puntata, analizza l’approvazione da parte del Parlamento europeo del regolamento che istituisce una lista di Paesi terzi sicuri a livello comunitario. La lista comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, in linea con la proposta avanzata dalla Commissione europea. Per i cittadini provenienti da questi Stati, le domande di asilo potranno essere esaminate attraverso una procedura accelerata, che ribalta l’onere della prova sul richiedente, chiamato a dimostrare l’esistenza di un rischio personale di persecuzione o di gravi danni in caso di rimpatrio.
L’ok è arrivato dalla maggioranza sostenuta dal Partito Popolare europeo e dalle destre, con la conferma del modello italiano tra esternalizzazione e cooperazione con gli Stati di transito, per scardinare il business dei trafficanti di esseri umani. Il tutto è arrivato mentre il Consiglio dei Ministri aveva preparato un pacchetto immigrazione. Da adesso in poi, quindi, i richiedenti asilo cui verrà rigettata la domanda potranno essere rimpatriati subito, non ci sarà più il provvedimento di sospensiva del procedimento: potranno sostare negli hub in Paesi terzi, per esempio in Albania, in attesa del giudizio definitivo.
Tutti i ricorsi strumentali che venivano promossi – tenendo conto che durante la pendenza del ricorso il rimpatrio era sospeso – erano frutto di un gratuito patrocinio, che però a costo zero non era, perché il patrocinio è a carico dello Stato, quindi pagato dai cittadini italiani. Ora, grazie al fatto che la sospensiva non esiste più e il rimpatrio sarà immediato, la mole di tutti i ricorsi dei profughi calerà drasticamente. Insomma: i tribunali non verranno più così ingolfati e si registrerà anche un consistente risparmio economico a beneficio di tutti i contribuenti italiani.
L’immediata sollevazione delle Ong era a dir poco prevedibile. Le organizzazioni non governative hanno lanciato un appello per escludere la Tunisia dall’elenco perché considerata uno Stato autoritario e non sicuro (anche se in molti poi le vacanze le trascorrono là). Per non parlare del decreto licenziato dal governo Meloni, che prevede criteri di maggior rigore rispetto a quelli attuali – quindi meno ricongiungimenti familiari – l’espulsione immediata per gli stranieri condannati per un’ampia casistica di reati, che comprende anche la minaccia o la resistenza a pubblico ufficiale o la partecipazione a rivolte nei Cpr. E, infine, il blocco navale: un divieto d’ingresso nelle acque italiane per sospette infiltrazioni terroristiche; in caso di flussi consistenti, le persone possono essere trasportate in Paesi terzi. Il tutto quindi si trasforma in un’interdizione alla navigazione, in determinate circostanze.
