“Parlando liberaMente” con Fabio Dragoni: Trump cestina gli eco-tic woke. Ora tocca a noi
Giovanni Sallusti · 14 Febbraio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute con Fabio Dragoni, opinionista e nuova firma di Libero, dell’attualità politica e internazionale – a partire dalla cancellazione da parte di Donald Trump delle politiche federali sul clima implementate dall’amministrazione di Barack Obama.
“Trump ha sbaraccato tutte le follie green imposte dai Democratici, facendo anche una cosa in più rispetto all’uscita dagli accordi di Parigi: ha eliminato direttamente la dottrina Obama, quel documento travestito da ennesimo paper scientifico in cui si sosteneva che il mondo stava finendo. E ora su tutta questa emergenza climatica bisognerebbe avere il coraggio – anche da destra – di smontare le teorie formulate dalla sinistra senza avere paura di essere bollati come dei negazionisti. Uno scienziato di valore, il compianto Antonino Zichichi, affermava che era presuntuoso che l’uomo ritenesse di poter influire sul clima. Perché la cosa più importante ai fini del clima è il nostro sole e stop. E per combattere l’inquinamento la strada non è de-industrializzare il Paese. Prendiamo esempio dalla lezione di Trump: è ora di riaffermare i nostri valori”.
“Negli ultimi giorni si è disintegrato l’asse franco-tedesco. La Francia è alla canna del gas e vuole il debito comune: dal 2007 a oggi il Paese transalpino ha accumulato un deficit commerciale di 300 miliardi, a differenza dell’Italia, che ha un surplus di 150 miliardi, mentre nel 2012 aveva un deficit commerciale di 250 miliardi. Per questo i francesi vogliono il debito comune, che Friedrich Merz respinge perché la Germania ha spazio fiscale per spendere per i fatti suoi (s’intuisce una grande lezione di egoismo). In tutto questo, Giorgia Meloni si è inserita come il coltello nel burro e di fatto ha stretto un accordo con il cancelliere tedesco con il quale si ridisegna una nuova Europa molto sburocratizzata e delegificata, con meno egemonia della Commissione europea e più forza del Consiglio Ue. Insomma, con il potere che ritornerà, almeno teoricamente, agli Stati nazionali”.
“Un tema, quest’ultimo, già affrontato in tempi non sospetti da Margaret Thatcher: la Lady di ferro aveva individuato il punto in quel bellissimo discorso di Bruges del 1989: ‘L’Europa non è il trattato di Roma, l’Europa è un luogo della geografia ma anche della cultura’. E la Gran Bretagna si è sempre opposta a tutti i programmi che loro chiamavano di ‘nation building’. Una frase del genere era stata detta anche dall’ex premier laburista Gordon Brown, il quale si oppose alla ricetta che l’allora ministro Tremonti voleva realizzare insieme con Juncker. Brown sosteneva che non si poteva costruire da zero una nazione che non esiste, dove si parlano 24 lingue diverse. Spero però che, con la scusa della delegificazione, non si crei un’occasione per una nuova regolamentazione fatta dai soliti burocrati rompiscatole. Però auspico che la Meloni su questi concetti resti molto centrata”.
“Sulla questione iraniana non credo che Trump abbia intenzione di infognarsi più di tanto, soprattutto in vista delle elezioni di mid term. Io vedo la presenza della portaerei americana Ford come un segnale e un elemento di pressione, visto che gli Stati Uniti hanno dimostrato che quando decidono di ricorrere alle maniere forti, lo sanno fare. E ricordo che questo dispiegamento di forze è perfettamente in linea con il documento National Defense Strategy, in cui si sostiene anche che i Paesi europei della Nato devono mettere mano al portafoglio per essere autosufficienti. Inoltre la capacità di difesa americana si basa su unità a rapido dispiegamento, per intervenire in breve dove e quando serve. La notizia della portaerei Ford in Medio Oriente s’inquadra perfettamente nella sintesi di tutto questo”.
