Questa foto è l’aut-aut di Trump: arriva la Ford, ayatollah game over
Giovanni Sallusti · 13 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, ci sono notizie il cui senso cambia a seconda del punto di vista da cui le si osserva. Un caso di scuola è l’ormai prossimo arrivo della portaerei americana Gerald Ford nelle acque del Medio oriente (dove si trovano già la Lincoln più altre nove navi militari Usa), la più potente e avanzata d’America e quindi del mondo: altamente automatizzata in tutti i suoi reparti, è mossa da un reattore nucleare di nuova generazione, è dotata di tecnologia stealth che la rende sostanzialmente invisibile ai radar. Insomma un gioiello, che era già stato schierato al largo del Venezuela quando in mezza giornata Trump ha fatto rimuovere Maduro catapultandogli la Delta Force in camera da letto.
Ora la Ford si sta per unire al già vasto schieramento presente nel Golfo, e tutti i siti hanno titolato giustamente che “aumenta la pressione americana sull’Iran”, sull’orrendo regime totalitario degli ayatollah che da decenni tiene in ostaggio il Paese. Una presenza così massiccia di forze Usa cambia la prospettiva degli iraniani, dei dissidenti, delle famiglie, delle migliaia di persone scese in piazza che sono state massacrate, mitragliate dai pasdaran i quali poi sono anche andati a scovare i feriti negli ospedali per giustiziarli; per non dire dello strazio dei familiari che andavano a cercare in mezzo a mucchi di cadaveri i loro cari uccisi. E cambia qualcosa anche per le coraggiose donne iraniane – condannate al velo, massacrate di botte e ammazzate se non lo mettono per bene – che hanno bruciato in pubblico le foto di Khamenei.
E cambia qualcosa anche per gli omosessuali, che il regime fa impiccare pubblicamente nel silenzio degli intellò lgbt di casa nostra, e anche per gli studenti, i commercianti, cittadini in generale che sognano un futuro decente per sé e per il loro Paese. Non si tratta solo una nota geopolitica, rappresenta una speranza, perché quella massima pressione generata dall’arrivo della Ford, che segue l’incontro con il premier israeliano Netayahu, è un aut-aut: o si arriva un accordo che fermi i test missilistici iraniani per cancellare lo Stato degli ebrei e lo stesso programma nucleare (falcidiato dai recenti bombardamenti Usa, ma ripreso il giorno dopo), e che imponga la fine dei massacri indiscriminati da parte del regime, oppure gli ayatollah sappiano che quelle navi non sono lì in vacanza, e quanto l’apparato militare americano sia efficiente non ha bisogno di dimostrazioni…
Quindi plaudiamo all’aut-aut e, come abbiamo sempre detto, speriamo che il 2026 sia l’ultimo anno in cui la civiltà persiana è sequestrata da questa banda di tagliagole coranici. E intanto immaginate che significato può avere, vedere quel colosso armato che fende le acque del Golfo, la più potente nave militare al mondo, per gli iraniani che sono scesi nelle strade rischiando la vita e hanno visto i loro amici morire, che ora forse sono nascosti per sfuggire alla mano assassina del regime e sognano un futuro degno di una grande civiltà. La portaerei Ford che raggiunge in Medio oriente lo schieramento americano è una grandissima notizia di speranza.
