Dottor Gratteri, noi non siamo delle persone perbene: votiamo sì!

· 12 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, è il momento di farvi una confessione: noi non siamo persone perbene e immaginiamo non lo siate neppure voi. Non stiamo delirando: stiamo applicando le categorie morali dell’illustrissimo procuratore della Repubblica a Napoli Nicola Gratteri, che oggi ha detto che chi voterà sì al referendum sulla riforma della giustizia non è una persona per bene. Quindi, visto che non ci vergogniamo, almeno finché ci sarà consentito, di votare sì al referendum, noi persone per bene non lo siamo.

Gratteri si conferma così uno dei principali volti del sottoscala del dibattito, oltre che testimonial del fronte del No, almeno fino a che non incappò nel celebre scivolone in diretta tv da Floris, quando lesse una citazione di Giovanni Falcone contro la separazione delle carriere totalmente falsa, perché Falcone sosteneva apertamente il contrario, cioè di essere favorevole. Al tempo il procuratore si giustificò affermando che gliel’aveva girata un amico, un collaboratore. Si scusò, ma a noi è rimasta la domanda: nelle sue inchieste mette la stessa accuratezza?

Insomma, dopo la topica su Falcone pensavamo che Gratteri avrebbe coltivato un minimo di accortezza, almeno per un po’. Macché. In una videointervista rilasciata al Corriere della Calabria si è lasciato andare a quanto segue, con granitica certezza: “Voteranno per il No le persone per bene. Le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento della Calabria” regione che ha citato perché stava parlando del territorio.

Poi è toccato al lato malefico, su cui si è espresso con tono ugualmente assertorio: “Voteranno per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. E così, noi e molti di voi si ritrovano, senza un perché, ficcati in una di queste categorie, di indagato, di imputato, di massone deviati o di centro di potere a vario titolo. Purtroppo per lui, Radio Libertà non è un centro di potere, è una testata giornalistica che ritiene di poter dire la sua e di poter invitare a votare Sì al referendum sulla giustizia senza essere “permale”.

Questa uscita di Gratteri è interessante anche (e forse soprattutto) perché spiega il tipo di approccio di gran parte delle anime belle progressiste. Per lorsignori è una questione morale: cioè c’è una differenza morale fra chi vota Sì e chi vota No, tanto da diventare una differenza antropologica. Loro sono i buoni,  chi non è dei loro rappresenta i cattivi: solo le persone per bene votano no. Ma allora, stando a queste categorie folli, non sarebbero persone per bene il giurista Sabino Cassese, ex presidente della Corte costituzionale; o Augusto Barbera, uno dei massimi esperti di diritto costituzionale ed ex parlamentare del Pci; o Gaia Tortora, una collega la cui famiglia ha vissuto la mala giustizia molto da vicino…

Noi rigettiamo questa divisione surrettizia dell’umanità tra giusti e reietti, qui non è in ballo una questione morale, ma un asset dell’architettura della polis. Vogliamo o no una giustizia che dia più garanzie, più corrispondente ai sistemi in vigore nelle democrazie occidentali? Se la risposta è sì, allora votate Sì: sarete comunque persone per bene.


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