Se lo fa Ranucci, parlare di “giro gay” non è omofobia
Giovanni Sallusti · 10 Febbraio 2026
Cari ascoltatori, provate a immaginare un giornalista noto, un conduttore importante riconducibile all’area di centrodestra, o un direttore di un quotidiano di tendenza liberal conservatrice; poi immaginate in alcune chat con una sua fonte che lo aiuta a imbastire inchieste o pseudo-inchieste scriva “ho visto Tizio all’Aria che tira: quello è un altro del giro, amico di Marco Mancini, giro gay pericolosissimo” e Tizio è un giornalista altrettanto famoso però nell’area di sinistra, quella dei buoni, dei politicamente corretti, delle anime belle.
Che cosa succederebbe all’ipotetico collega di centrodestra? Sarebbe socialmente un morto che cammina, accusato di omofobia a testate e talk unificati, sepolto dagli appelli di qualunque associazione arcobaleno; Elly Schlein avrebbe indetto una conferenza stampa contro l’inaccettabile machismo omofobo della destra, e manco a dirlo spunterebbe subito il fascismo. In pratica quel giornalista sarebbe un paria.
Nella realtà è successo l’esatto contrario, come ha riassunto ieri sera Massimo Giletti nella sua trasmissione Lo stato delle cose: la chat era tra Sigfrido Ranucci, quintessenza intoccabile del giornalismo progressista, e Maria Rosaria Boccia, e lo scambio di messaggi (il “Tizio” è Tommaso Cerno) è agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma sul cosiddetto Bocciagate (la signora andrà a processo per stalking nella squallidissima vicenda di cui è stata protagonista con l’ex ministro Sangiuliano). A noi il merito giudiziario, che è complesso, non interessa – Ranucci ha detto che sono state omesse intercettazioni con riferimento a personaggi dei servizi, come era già stato pubblicato sul Giornale.
Ci interessa invece la ricaduta culturale o inculturale di questa vicenda, l’ennesima dimostrazione del doppiopesismo vigente nel dibattito nostrano: Ranucci non è un paria, non è stato espulso dal consesso civile, al massimo compare in qualche articolo su qualche giornale. Ma se fosse stato l’inverso, cioè se Tommaso Cerno (che fra l’altro ha commentato: “Report ha fatto scoop migliori del fatto che io sia omosessuale”) avesse definito così Ranucci, se un giornalista puzzone di destra avesse detto le stesse cose sul giro gay pericolosissimo, sarebbe stato linciato per omofobia: è lo stesso doppiopesismo per cui Pucci a Sanremo è fascismo ritornante, mentre Luciana Littizzetto a Sanremo è Charlie Chaplin in gonnella. Un doppiopesismo sistematicamente applicato che francamente ci ha rotto le balle.
