Perché non ci mancherà

· 3 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, lo diciamo girandoci intorno: il generale Vannacci non ci mancherà. Domani sui giornaloni di sinistra il tema sarà più mainstream di Gianfranco Fini ai suoi tempi, ma noi vogliamo parlarne anzitutto pensando alla comunità cui fa riferimento questa radio, alla sua storia, ai suoi valori e quindi anche alla comunità politica della Lega e dell’area culturale di centrodestra. Dobbiamo parlarne, oggi, della fuoriuscita, della fuga, della diserzione per dirla alla militare, del generale.

Riavvolgiamo il nastro, prima che altri lo facciano a modo loro. L’avventura politica di Roberto Vannacci dentro la suddetta comunità è nata come un contributo aggiuntivo, positivo: non siamo ipocriti, al tempo della candidatura per la Lega, Vannacci ha portato in dote una sua opera di demolizione del non-pensiero dominante woke, anche attraverso quell’immagine, prima ancora del libro in sé, evocata dal titolo “Il mondo al contrario”. Non una cosa da Nobel per la letteratura, ma molto efficace per ribaltare questa bolla in cui siamo intrappolati tutti.

È anche vero che prima di lui l’ideologia politicamente corretta l’avevano smontata, diciamo un filo meglio, Tom Wolfe, Robert Hughes, Roger Scruton, ma in quel momento era utile rinfrescare la battaglia anti-woke; e in più Vannacci pose il tema di un’identità forte, di cui non vergognarsi, ribaltando luoghi comuni fastidiosissimi, l’ideologia arcobaleno, l’ideologia apocalittica dell’ambientalismo gretino, l’ideologia iper-dirittista che alla fine mortifica i veri diritti, la libertà.

Ma Vannacci funzionava perché era una delle note di uno spartito. E la Lega, lungo tutta la sua storia, è sempre stata una pluralità attorno a una leadership forte, da Umberto Bossi a Matteo Salvini, uno schema che si è mantenuto, al netto dei cambiamenti storici. Non può che essere così, perché la Lega è un partito nato ponendo al centro della propria ragion d’essere la critica al centralismo, al livellamento burocratico, allo statalismo.

Allora, che cosa non ha funzionato, con Vannacci, perché non ci mancherà? Perché a un certo punto si è messo in testa che la Lega potesse diventare “la cosa nera”, con tanto di giochi evocativi, immagini eccessivamente nostalgiche, quella X della X-Mas non si poteva vedere, era irricevibile perché rimandava a un’eredità storica lontanissima da quella comunità, l’eredità fascista. Facendo questo, pur muovendosi da volpone della comunicazione, ha fatto qualcosa che non si può fare.

Se tu stai guardando come stella polare la famosa formula mussoliniana “tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”, stai proponendo il contrario dell’ambiente in cui ti sei collocato: è un ambiente che fin dall’inizio ha messo nel mirino il centralismo e lo statalismo, criticando radicalmente il fatto che lo Stato venga prima di tutto: no, prima vengono l’individuo e le sue libertà, anche economiche, prima viene la famiglia. Altrimenti non sarebbe chiaro perché ci si oppone ai casi in cui i bambini vengono follemente portati via ai genitori (per esempio famiglia nel bosco): prima vengono le comunità naturali, solo in ultimo lo Stato, come garante delle libertà.

Chi gioca con la X-Mas si pone al di fuori, anzi all’opposto di questa narrazione: è legittimo ma bisogna prenderne atto. A maggior ragione se il gioco si fa furbetto, se triangola con associazioni varie che anch’esse palleggiano con quei richiami storici; oppure se la sacrosanta critica alla (non) conduzione della guerra in Ucraina da parte della Ue – con la sua retorica ipocrita ultra bellicista che si avvita nel formalismo burocratico – diventa una forma di apprezzamento per quello che Putin rappresenta, cioè un evidente autoritarismo. È un capovolgimento.

Mettete come postilla che secondo le indiscrezioni il nuovo partito, o associazione, o scampagnata di amici, avrebbe svegliato l’interesse dei peones grillini: cioè, la parte più sbandata degli sbandati, quelli non sicuri di essere rieletti, guardano con speranza al nuovo partito di Vannacci. Capite che proprio non ci può mancare, e non ci mancherà.


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