Deliri sinistri: tranquilli, era solo un “martelletto”…

· 2 Febbraio 2026


Cari ascoltatori, il campionario di reazioni a sinistra sul video delle belve antagoniste che a Torino si accaniscono in branco contro un agente di 29 anni a Torino, è uno spettacolo che supera per tristezza le nostre pur non rosee previsioni. Tanto per cominciare, una collega del Manifesto e del Domani ci ha informato che non trattavasi di un martello ma di un martelletto, e allora capirai, cambia tutto, trascolora.

Poi, tra le dichiarazioni più surreali, spicca quella dell’onorevole Marco Grimaldi di Avs, che era presente al corteo: in un’intervista a Repubblica, dopo una appena decorosa condanna della violenza, ha tenuto a chiarire che “quelle immagini non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna”, tesi sostenuta anche dal veterano dell’antagonismo rosso-verde Paolo Cento a un talk show di ieri sera in cui anche noi eravamo ospiti. La logica dell’argomentazione è perversa: i galantuomini di Askatasuna andavano lasciati nell’illegalità in cui stavano da decenni, coperti dall’intellighenzia torinese, per evitare che la bizzarra idea dello Stato di far valere la legge desse loro motivo di mettere a soqquadro la quarta città d’Italia e di pestare i poliziotti. Si ribalta il diritto, si ribalta il senso.

Abbiamo visto altri capolavori di contorcimento sinistroso: Sigfrido Ranucci, ospite a La7, crede che “la maggior parte di questi violenti lo Stato li conosca, bisogna chiedersi perché non si è intervenuto prima, anche solo per evitare un sospetto, che questi scontri servano a quel meccanismo della sorveglianza”, cioè, sottintende, a un governo parafascista. E segnaliamo la nota intellettuale di riferimento Selvaggia Lucarelli, che ha scritto “condanno la violenza esercitata sul poliziotto a Torino e non ci sono giustificazioni, esiste però il contesto”: il contesto vince tutto, perché fa rientrare dalla finestra il giustificazionismo uscito dalla porta. Ed è il seguente: “A Torino va avanti da anni la repressione di ogni forma di dissenso, con daspo, perquisizioni inutili, fogli di via, detenzioni preventive in casa e in carcere per ragazzi incensurati e giovanissimi, processi farsa e intimidazioni varie”. L’esatto contrario di quel che si è visto a Torino per decenni, cioè la violenza dei centri sociali impunita, inclusa quella dei galantuomini di Askatasuna anche quando, per esempio, assalivano non con parole di dissenso, ma con le bombe il cantiere della Tav.

E per farci del male fino in fondo, registriamo anche un lunghissimo post su Facebook di Christian Raimo, intellettuale di riferimento della gauche antagonista: “Sappiamo che il video virale del poliziotto accerchiato è il racconto più riduttivo possibile della manifestazione di ieri, ma quel video esiste e se non vogliamo prenderci la responsabilità della violenza, dobbiamo prenderci però la responsabilità della rappresentazione della violenza. C’è poi anche il tema, reale, del rapporto tra violenza di Stato e resistenza della militanza. In questo momento un governo fascistoide evoca ogni giorno venti di guerra, esaltazione delle armi, ipotesi di repressione e controllo. Soprattutto militarizza lo spazio pubblico, blindati a Termini, poliziotti in classe”.

Saremmo nel campo delle supercazzole alla conte Mascetti, se non si trattasse di realtà, se non ci fossero di mezzo il corpo di quell’agente deputato a difendere tutti noi, la violenza diffusa nelle strade. A sinistra non guasterebbe un minimo colpo di lucidità.


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