Boom delle espulsioni = crollo dei reati: è così male l’america dell’orco?

· 29 Gennaio 2026


Cari ascoltatori, questa sera vi raccontiamo il Donald Trump di cui non vi parlano mai, quello dei risultati positivi, guarda caso, in tema di politiche sulla sicurezza e sull’immigrazione. In questi giorni tiene banco solo la figura dell’orco, del capo delle “squadracce” dell’Ice, la seconda agenzia federale dopo l’Fbi: fatti salvi tutti i possibili errori che un singolo agente dell’Ice può commettere, l’immagine che ci viene riportata dal mainstream è di un esercito malevolo agli ordini di Trump, peraltro pronto a arrivare in Italia, alle Olimpiadi, e a rastrellarci tutti.

Che cosa invece non trova spazio nel dibattito pubblico mainstream? Per esempio i dati contenuti in un documento del Council on Criminal Justice, un’organizzazione americana trasversale, indipendente e apartitica di prestigio, i cui rapporti sono usati nel lavoro dell’Fbi: forse ne sanno più del giornalista collettivo italico che non ha mai varcato l’oceano. Ecco alcuni numeri.

Negli Stati Uniti, l’anno scorso, il primo della seconda presidenza Trump, si sono registrati 922 omicidi in meno rispetto al 2024, una diminuzione del 21%; il tasso di aggressioni aggravate è diminuito del 9%. Ora tenetevi forte: il tasso di aggressioni con armi da fuoco nel bieco far west trumpiano è calato del 22%, le rapine sono diminuite del 23%, i furti d’auto (reato odioso spesso commesso da irregolari) si è quasi dimezzato, calando del 43%. Questi dati non li ha detti Steve Bannon in un podcast Maga, ma vengono da un ente indipendente utilizzato anche dall’Fbi.

Non solo: qualunque persona che non brucia i suoi neuroni sull’altare dell’ideologia potrà facilmente vedere una relazione con altri dati, quelli sull’immigrazione. Nel 2023 negli Stati Uniti erano registrati quasi 14 milioni di irregolari. A inizio di gennaio 2026 il Dipartimento per la sicurezza interna ha confermato che nel primo anno di presidenza Trump sono stati espulsi (non “deportati”, traduzione smaccatamente sbagliata dall’inglese “deport”) 2,5 milioni di immigrati irregolari. Ora, capiamo che è anche offensivo sottolineare che tutti questi dati sono da leggere in modo integrato, mettendoli in relazione: se crolla drasticamente e in poco tempo il tasso dei reati, e nello stesso periodo diminuisce in modo altrettanto sensibile il tasso di immigrazione irregolare, il nesso è nelle cose, non nelle convinzioni di qualcuno.

La morale che se ne ricava è che, al netto di errori e orrori di singoli agenti – ampiamente mandati in mondovisione – e di sbavature lessicali da parte di esponenti dell’amministrazione Trump, lui incluso, se andiamo alla sostanza (cui secondo noi deve guardare come modello un centrodestra liberale contemporaneo quanto a sicurezza interna, gestione dei flussi migratori e ripristino della legalità) quelle americane sono state delle politiche positive che hanno portato risultati positivi. Davanti ai numeri, fatevene una ragione.


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