“Parlando liberaMente” con Alessandro Sallusti / Palamara disse: Il sorteggio fa paura
Giovanni Sallusti · 24 Gennaio 2026
Questa settimana, a “Parlando liberaMente”, la nostra intervista settimanale con i protagonisti della politica, dell’attualità, del giornalismo, Giovanni Sallusti discute dei temi legati al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia del 22 e 23 marzo – che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e la composizione dei membri di due nuovi Csm tramite sorteggio – con Alessandro Sallusti, portavoce del comitato “Sì Riforma”, direttore di politicoquotidiano.it e autore del libro ora in libreria “Il sistema colpisce ancora – Come salvare la magistratura italiana dal vizio delle correnti e dalle mani dei politici” (208 pagine, edito da Rizzoli), scritto insieme con Luca Palamara.
“La riforma della giustizia, come è stata raccontata da Palamara in tempi non sospetti, fa venire una fifa blu a molti magistrati perché da adesso in poi – invece che venire eletti dai colleghi – i nuovi membri verranno sorteggiati e questo toglierà il potere alle correnti. È evidente che non tutto suonerà come un violino subito il giorno dopo il referendum: ma bisogna sottolineare che si tratta di una manutenzione straordinaria di uno stabile. Si può infatti immaginare la giustizia come un palazzo che ha il tetto da cui entra acqua e le fondamenta che traballano: adesso si sta mettendo in sicurezza lo stabile, sia per chi lo abita sia per chi si trova vicino, cioè sia per i giudici sia per i cittadini. Una volta che il palazzo (cioè il sistema giustizia) sarà in sicurezza, allora si potrà intervenire con delle leggi apposite per far sì che la giustizia sia più veloce. Adesso non si possono assumere nuovi magistrati: verrebbero inseriti in un sistema marcio”.
“L’attuale Csm, che rispecchia la forza delle varie correnti (quella di sinistra è la prevalente), funziona anche da organo disciplinare: se un magistrato sbaglia, viene giudicato dal collegio dei probiviri, prima che dalla stessa magistratura. Palamara racconta bene che, a causa di ‘veti’ reciproci, non si punisce praticamente mai nessuno. Il massimo che può capitare è o un ammonimento oppure lo slittamento di due mesi della pensione: pene bagatellari. A Milano, per esempio, c’è un magistrato molto importante, Fabio del Pasquale, che è stato condannato penalmente in primo e in secondo grado per avere truccato il processo della tangente Eni-Nigeria: là furono tutti assolti – e comunque la più grande azienda di Stato subì un danno d’immagine pazzesco – e De Pasquale è ancora nel suo ufficio a fare esattamente quello che faceva prima, perché il Csm non l’ha ancora sanzionato. Come se non fosse successo niente”.
“Per quanto riguarda la separazione delle carriere, è vero che i magistrati che passano da giudice a pubblico ministero e viceversa sono lo 0,6% del totale: un dato, sulla carta, ininfluente. Ma il vero problema non è la toga che cambia di mestiere, ma il fatto che le due parti (i giudici e il procuratore) siedono nello stesso Consiglio e si nominano tra loro. Quando c’è da decidere un giudice importante, dentro il Csm votano anche i pm, e alla scelta di un pm partecipano anche i giudici: è là che si crea un patto insano. Uno che aspira a diventare presidente di un Tribunale – e per farlo ha bisogno dei voti anche dei pm – naturalmente avrà poi un senso di riconoscenza e di complicità con il procuratore, che verrà trattato meglio rispetto all’avvocato dell’imputato. Quindi spezzare in due il Consiglio superiore della Magistratura divide non tanto le carriere, quanto le funzioni. Saranno due mondi diversi e nessuno avrà più debiti o crediti con l’altro mondo: una svolta di trasparenza e di chiarezza”.
“Quando cinque anni fa descrivemmo il sistema delle correnti, che probabilmente è molto più profondo, radicato ed esteso di quanto lo aveva raccontato Palamara, io ha avuto subito chiaro che non sarebbe successo nulla. Mi ricordo infatti perfettamente che, dopo l’uscita de ‘Il sistema’, mi invitò a cena un importante procuratore della Repubblica. Io accettai con qualche titubanza. Poi, seduti a tavola, lui mi disse: ‘Guardi direttore, ho letto due volte il suo libro e ho ravvisato 32 ipotesi di reato’. Lo implorai di avere pietà nei miei confronti perché ero già pieno di querele. La sua replica fu spiazzante: ‘Non ha capito. Io ho avvisato 32 ipotesi di reato a carico dei miei colleghi. Ma stia tranquillo: non succederà nulla’. Molti pensavano che, una volta espulso Palamara dalla magistratura, tutto sarebbe tornato magicamente a posto. Invece no. Questo secondo libro documenta che sistema è vivo e vegeto e opera esattamente come ai tempi di Palamara”.
