Così l’Olanda “insegna”: più inclusione=più stupri

· 22 Gennaio 2026


Nella nostra nuova rubrica “Sic et non”, Marco Tognini presenta e analizza i temi politici della settimana, nazionali e internazionali: fra gli altri temi Tognini analizza una notizia piuttosto emblematica dei nostri tempi “buonisti”. Si tratta di un caso che ha riguardato l’Olanda, di integrazione forzata su base abitativa, tra studenti e rifugiati. Il risultato è stato lo scatenarsi di violenze, molestie e paura, mentre i responsabili del Comune sembrano guardare altrove. L’inclusione diventa un incubo, ma la sinistra tira dritto.

Ad Amsterdam è infatti completamente fallito l’esperimento che vedeva 125 rifugiati ospitati insieme con 125 studenti e studentesse olandesi nello stesso palazzo. Il progetto era stato lanciato nel 2016 come modello pionieristico di edilizia abitativa a vocazione inclusiva, ma non ha funzionato: solo negli ultimi 18 mesi sono state del resto presentate denunce per 20 aggressioni e violenze sessuali, ma negli anni precedenti erano state fatte decine di segnalazioni per molestie e stalking, quando il progetto era pienamente operativo e l’allarme avrebbe dovuto essere ascoltato. L’avvocato di una delle vittime ha dichiarato che molte donne hanno corso il rischio di essere stuprate perfino nelle proprie case. Il caso più grave è quello di Amanda, una ragazza che nel 2019 aveva accettato l’invito di un rifugiato siriano nella sua stanza per guardare un film.

Dentro quella stanza la promessa di integrazione si è trasformata drammaticamente in violenza. Amanda denuncia, ma si sente rispondere che non ci sono prove sufficienti per avviare un’indagine. Qualche mese dopo un’altra donna espone timori analoghi sullo stesso individuo. Le autorità locali dichiarano che non è possibile sfrattarlo e il progetto va avanti come se nulla fosse. Emergono altri elementi: l’associazione per l’edilizia popolare che gestisce gli edifici segnala traffico di droga e risse, e sospetta che in uno degli appartamenti si sia verificato uno stupro di gruppo.

Nonostante questo quadro inquietante, gli aggressori hanno continuato a vivere nello stesso contesto abitativo accanto a studenti e studentesse privi di tutele e di strumenti di integrazione. Solo nel 2024 è arrivata la condanna per quel ragazzo: due capi di imputazione per lo stupro di Amanda e di un’altra residente. Nel frattempo l’uomo ha potuto restare nello stesso quartiere, mentre l’esperimento continuava a essere difeso come se i fatti fossero solamente un dettaglio scomodo. Incredibilmente, però, il Comune ha rifiutato di interrompere il progetto. La domanda che sorge spontanea è: ma perché sperimentare l’integrazione con i criminali?


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