Groenlandia, l’arte del negoziato alla Trump
Giovanni Sallusti · 22 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, secondo noi il titolo nettamente migliore dei giornali di oggi è quello di Libero: “Groenlandia, la farsa è finita”. Aspettiamo che il mainstream malato di isteria antitrumpiana ne imbastisca una nuova, ma intanto nella serata di ieri a Davos si è visto un purissimo esempio di metodo-Trump, che dimostra una volta di più che il presidente Usa, la sua amministrazione, i suoi circoli, i think tank non sono un gruppo di sbandati guidati da uno più sbandato con il toupet, come raccontano ogni giorno i nostri giornaloni.
L’amministrazione americana ha individuato nella Groenlandia uno snodo strategico nella sfida epocale che si sta sempre più affacciando nel mondo post globalista, ovvero lo scontro per l’egemonia contro l’asse autocratico la cui testa è il gigante cinese, con tutti gli altri, da Putin in giù, succursali del Dragone. Trump ha agito con il suo consueto metodo, che non è nemmeno un segreto, visto che lo ha anche spiegato in un libro sull’arte del deal: se gli antitrumpiani lo leggessero, almeno saprebbero su che cosa sono isterici.
In pratica Trump ha, come altre volte, iniziato una trattativa al rialzo, con un cazzotto in faccia all’interlocutore, alzando la posta oltre ogni apparente ragionevolezza, mettendo sul tavolo l’invasione americana della Groenlandia e anche uno strappo nella comunità transatlantica. La reazione in Europa è scomposta sul pazzo Donald, sulla Nato da archiviare, come se i “volonterosi” avessero un’alternativa: sanno benissimo che non vanno da nessuna parte sotto l’ombrellino portatile di Macron. E così è tutto un fiorire di chiacchiere, Trump come i dittatori / Trump straccia il diritto internazionale. Mentre va in scena questa pochade, la diplomazia americana, Marco Rubio, Steve Witkoff, lavorano fino al punto di caduta, la bozza di accordo annunciata ieri, che prevede una rinforzata e generosa presenza americana in Groenlandia, con la possibilità di costruire basi militari a oltranza, non è ancora chiaro se acquisendo anche la sovranità dei territori su cui sorgeranno; e l’appalto agli Usa sulle terre rare. Tutto questo in cambio di un’assunzione di responsabilità della Nato sulla difesa artica.
È esattamente l’obiettivo che Trump aveva fin dall’inizio, il presidio strategico della Groenlandia e il controllo delle terre rare, che sono parte dello scontro tecnologico col gigante cinese; nonché scuotere gli alleati dal loro torpore e coinvolgerli nella difesa dell’Artico. Ovviamente i comici isterici europei ora sostengono che Trump è addivenuto a questo accordo e ha sospeso i dazi per la loro fermezza… Pensino pure quel che vogliono, l’importante è che i fatti coincidano con l’interesse del mondo libero. Trump, raggiunto il risultato, ha postato: “A seguito di un incontro molto proficuo con il segretario generale della Nato, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e di fatto all’intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato”.
La conclusione è che ancora una volta lorsignori non ci hanno capito nulla, l’apparente follia del puzzone li ha portati a spasso. Gli obiettivi erano priorità strategica, rafforzamento della presenza americana, assunzione di responsabilità degli alleati, soprattutto quelli più vicini all’Artico, controllo delle terre rare: è una bozza, ma andrà in porto perché gli europei potranno spacciarla come un loro risultato. Comunque sarà una buona notizia per l’America e per noi, e una pessima notizia per tutti i dittatori del globo, Xi Jinping in testa. Gioco, partita, incontro.
