La sicurezza porta libertà: ecco un decreto di cdx!
Giovanni Sallusti · 15 Gennaio 2026
Cari ascoltatori, i due fronti su cui in questa ultima fase di legislatura dovrebbe materializzarsi un rilancio dell’azione di governo sono due: quello fiscale (punto di riferimento del centrodestra nella sua costituzione) e quello decisivo, come dimostra la cronaca quotidiana, della sicurezza. Quest’ultimo è un tema che riguarda le necessità quotidiane dei cittadini, non ha niente di ideologico, e il dato positivo è l’imminente approdo a uno dei prossimi Consigli dei ministri del nuovo Decreto sicurezza: oggi Libero lo seziona in anteprima punto per punto.
L’impianto del decreto ha tre macro-capitoli: sicurezza pubblica, immigrazione e protezione internazionale (i due temi sono strettamente legati), e infine funzionalità delle forze di polizia. Quest’ultimo tema non è secondario, visto come sono state spesso sbertucciate, anche da un certo establishment di questo Paese.
Sulla sicurezza pubblica, fra le novità c’è il carcere fino a cinque anni previsto per chi fugge da un posto di blocco, cioè si sottrae a un’iniziativa delle forze di sicurezza che in quel momento rappresentano la difesa e la tutela di tutti, anche del soggetto in questione se non ha fatto nulla di male. C’è poi una stretta molto dettagliata sulla detenzione di coltelli e di lame in genere, importante perché ormai il coltello è entrato nell’alfabeto quotidiano delle nostre strade, ma non lo in quello di un Paese civile. Sarà vietato portare con sé strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 cm (con una specifica anche sulle lame oltre 8 cm) se non per giustificato motivo, con pene che variano da uno a tre anni. È considerato un’aggravante che questo reato sia commesso nelle prossimità di luoghi esposti, come le immediate vicinanze di istituti di credito, di scuole, di parchi e giardini pubblici, di stazioni ferroviarie e metropolitane.
Sul fronte dell’ordine pubblico – le manifestazioni sono sempre espressione primaria di democrazia, la delinquenza da strada è un’altra cosa – è prevista la possibilità di eseguire perquisizioni sul posto durante cortei giudicati a rischio, per accertare l’eventuale possesso di strumenti o di oggetti atti ad offendere. E qui non si può non pensare ad Askatasuna, al meraviglioso mondo dei centri sociali e a un certo antagonismo pro-pal. Altra notizia importante è che cittadini e membri delle forze dell’ordine non saranno iscritti automaticamente nel registro degli indagati in presenza di cause che potrebbero giustificare un reato presunto, come legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi e stato di necessità. Il che vuole dire che le forze dell’ordine saranno in condizione di fare il loro lavoro, che prevede anche l’utilizzo delle armi in caso di pericolo pubblico, di pericolo per altri cittadini o di pericolo per se stessi. C’è anche una stretta rispetto ai furti: il furto con destrezza tornerà a essere perseguito d’ufficio e non solo su presentazione di denuncia; e verrà estesa la tutela legale per le forze dell’ordine.
Il comparto immigrazione prevede la cosiddetta norma anti-ong, intese come quelle che fanno da sponda all’ideologia immigrazionista, non quelle che fanno il loro lavoro: sarà possibile l’interdizione temporanea del limite delle acque territoriali in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. È previsto anche uno snellimento delle procedure di espulsione: lo straniero rintracciato dopo la violazione di un secondo ordine del questore non ne riceverà un terzo, non si avvierà un rimpallo burocratico, ma si procederà immediatamente all’espulsione.
Dell’ossatura di questo nuovo decreto sicurezza, per noi è confortante anzitutto l’impostazione culturale: bisogna andare oltre la retorica formalmente corretta ma insufficiente per cui la sicurezza è un diritto, uno slogan che ora va di moda anche a sinistra (cosa che non capitava quando erano al governo loro, allora la sicurezza era sinonimo di ritorno del fascismo). La sicurezza, per logica, sta addirittura prima dei diritti concreti dei cittadini, è la premessa della convivenza civile, precondizione della libertà, è l’ambiente che rende possibile uno Stato ordinato, all’interno del quale tutti noi siamo liberi. Questo decreto fa degli oggettivi passi in avanti rispetto a una reale situazione di emergenza nazionale, quindi non può che essere una buona notizia, parziale ma buona.
